segunda-feira, 29 de novembro de 2010

A CONQUISTA DO ALEMÃO





FOTO DO DIARIO DE NOTICIAS DE PORTUGAL

Mario Monicelli morto suicida a Roma: padre della commedia all'italiana, è stato regista di più di 60 pellicole


Mario Monicelli morto suicida a Roma



Il regista viareggino si è ucciso lanciandosi dal quarto o quinto piano del reparto di urologia del San Giovanni



Nei suoi film l'Italia che cambiava padre della commedia all'italiana, è stato regista di più di 60 pellicole

Mario Monicelli morto suicida a Roma

Il regista viareggino si è ucciso lanciandosi dal quarto o quinto piano del reparto di urologia del San Giovanni


Mario Monicelli (Errebi)
MILANO - Un volo dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma. Scompare così Mario Monicelli, ultimo grande maestro del cinema italiano. Il regista si è ucciso lanciandosi, intorno alle 21 di lunedì sera, dal quinto piano del reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato da domenica. Il cineasta aveva 95 anni e soffriva di un tumore alla prostata. Il corpo di Monicelli è stato trovato dal personale sanitario dell'ospedale a terra, disteso nei viali vicino alle aiuole, a pochi metri dal pronto soccorso. Monicelli non ha lasciato nessun biglietto a spiegazione del suo gesto. Sul posto sono arrivati amici e familiari. Al San Giovanni sono giunti anche gli agenti del commissariato Celio per ricostruire quanto accaduto e la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. «La tragica morte di Mario Monicelli ci lascia sgomenti e ci addolora profondamente» ha detto la governatrice. La notizia del suicidio in pochi secondi ha fatto il giro del web: commenti, foto, ricordi, riflessioni sono postati velocemente su Facebook e Twitter, mentre su YouTube i video del maestro hanno raccolto numerosissimi clic.

STANCHEZZA E INSOFFERENZA - Prima il giro per la terapia poi, una volta rimasto da solo nella stanza doppia occupata da lui soltanto, Monicelli ha raggiunto la finestra e si è gettato nel vuoto: questa a quanto si apprende, la dinamica del suicidio del grande cineasta. La tragedia si è consumata nella palazzina principale dell'ospedale. Stando ad alcune testimonianze, il regista aveva mostrato stanchezza e insofferenza per la malattia che lo aveva colpito a 95 anni. «Era stanco di vivere» ha riferito un sanitario. La moglie del cineasta, in giacca nera e pantaloni grigi, è uscita con il volto sofferente e visibilmente provato dalle lacrime, ma con lo sguardo alto, senza dire nulla. Anche il padre del regista, il noto scrittore e giornalista Tomaso Monicelli, morì suicida nel 1946.

Mario Monicelli suicida a 95 anni


MAESTRO CAUSTICO - Viareggino, classe 1915, Monicelli è considerato uno dei padri della commedia all'italiana. Negli ultimi anni di vita gli è toccato l'ingrato compito di commentare la morte di numerosi e cari colleghi. Lo ha fatto con arguzia e cinismo e senza sentimentalismi. La vena caustica e amarognola delle sue opere, l'aveva di recente riservata alle sue uscite pubbliche. Aveva preso parte al Viola Day di febbraio e al primo no B day nel dicembre scorso a Piazza San Giovanni. E aveva incitato i giovani a tenere duro: «Viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro. Dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà». Era stato anche a Montecitorio con i colleghi nel luglio 2009 per protestare contro i tagli al Fus. L'Italia era per lui «una penisola alla deriva». Il suo quartiere «d'adozione» a Roma era Monti, l'antica Suburra, con ancora gli artigiani a lavorare sull'uscio, al quale il cineasta aveva dedicato una delle sue ultime opere. Abitava al 29 di Via dei Serpenti, proprio sopra un noto gelataio. Viveva in un piccolo loft, un bilocale dai colori sgargianti che poteva essere quello di uno studente fuori sede.

I capolavori di Monicelli: titoli e protagonisti


«POSSO CAPIRE QUESTO GESTO» - La notizia della scomparsa del regista ha colto di sorpresa il mondo del cinema e non solo. «Quello che è successo mi ha lasciato estremamente basito» ha commentato il produttore Aurelio De Laurentiis. «Io che lo conoscevo profondamente e sapevo della sua grande dignità e del suo desiderio di essere sempre indipendente e autonomo, posso capire questo gesto. Ultimamente aveva perso anche la vista ma fino all'ultimo era stato capace di una deambulazione perfetta. Insomma una persona sana che non tollerava l'idea di poter dipendere da qualcuno». «Sono attonito» ha detto Carlo Verdone, accogliendo con grande sgomento la notizia della morte tragica di Mario Monicelli. «Era probabilmente una persona stanca di vivere, che non sosteneva più la vecchiaia. L'ho apprezzato molto come grande osservatore e narratore - ha aggiunto l'attore romano - anche se a volte con condividevo il suo cinismo. Era gentile, cordiale, ma di poche parole. Un anno fa - ha ricordato Verdone - mi capitò di fargli gli auguri a Natale. Rimase sorpreso: gli auguri, mi disse, non li fa più nessuno». «Non posso andare avanti: devo dirvi che è morto Mario Monicelli. Lo avremmo tanto voluto qui, ma era malato e adesso non c'è più» ha detto Fabio Fazio durante la diretta di Vieni via con me, il programma condotto con Roberto Saviano su Raitre. Il pubblico in studio ha accolto la notizia con un lungo applauso. «Non so che cosa si dirà domani di quello che è successo - ha commentato Giovanni Veronesi -, ma una cosa va detta: non ho mai sentito nessuno che si suicida a novantacinque anni. Era davvero speciale». Veronesi si è detto «scombussolato»: «L'avevo sentito poco tempo fa - ha spiegato - e pur sapendo che era all'ospedale, non lo sono mai andato a trovare. Peccato». «Provo un grande dolore» ha scritto in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

I SUCCESSI - Monicelli esordì nel cinema giovanissimo con il corto, firmato insieme ad Alberto Mondadori, Cuore rivelatore. Padre della commedia all'italiana, con i colleghi come Dino Risi, Luigi Comencini e Steno, è stato regista di oltre 60 film e autore di più di 80 sceneggiature. Quella di Monicelli è stata una vita dedicata interamente al cinema, al ritmo di quasi un film all'anno. Una produzione ininterrotta da I ragazzi della via Paal (1934) fino a Le rose del deserto (2006) e la sua ultima opera, il corto della sua carriera Vicino al Colosseo...c'è Monti, in programma fuori concorso alla 65esima Mostra del Cinema di Venezia. Fra i suoi grandi successi, Guardie e ladri (due premi a Cannes nel '51), nel pieno del suo sodalizio con Totò, I soliti ignoti (nomination all'Oscar), La Grande guerra (1959) trionfatore a Venezia con il Leone d'oro, L'armata Brancaleone (1965). Sono gli anni dell'amicizia con Risi, degli scontri con Antonioni, del controverso rapporto con Comencini, del trionfo della commedia all'italiana e dei "colonnelli della risata". Inventa Monica Vitti attrice comica in La ragazza con la pistola (1968); nel 1975 raccoglie l'ultima volontà di Pietro Germi che gli affida la realizzazione di Amici miei. Nel 1977 recupera la dimensione tragica con Un borghese piccolo piccolo. Seguono fra gli altri Speriamo che sia femmina (1985) e il feroce Parenti serpenti (1993) con cui dimostra di saper leggere le trasformazioni della società italiana con l'acume e la cattiveria di sempre. È del 2006 il tanto desiderato ritorno sul set di un film, rallentato da ritardi e difficoltà produttive, con Le rose del deserto, liberamente ispirato a Il deserto della Libia di Mario Tobino e a Guerra d'Albania di Giancarlo Fusco.

OPERA A NEW YORK - Proprio in questi giorni a New York è stato presentato in chiave retrospettiva un dei film del neorealismo di Mario Monicelli, Risate di Gioia, con Anna Magnani. Il film rientra nell'ambito della retrospettiva che il Linclon Center dedica alla figura di Suso Cecchi D'Amico, che lavorò con Monicelli alla sceneggiatura del film. «Risate di gioia» è stato presentato insieme a una serie di altri sei film del neorealismo italiano.

Redazione online
29 novembre 2010(ultima modifica: 30 novembre 2010)

Mario Monicelli suicida-se aos 95 anos



Cineasta italiano Mario Monicelli suicida-se aos 95 anos




DA FRANCE PRESSE, EM ROMA

O cineasta italiano Mario Monicelli, que morreu nesta segunda-feira em Roma aos 95 anos, era considerado um dos mestres da comédia à italiana, gênero que o elevou à celebridade.



Mario Monicelli suicidou-se hoje, atirando-se da janela do hospital San Giovanni de Roma onde estava internado.

Entre suas obras-primas, deixa para a posteridade filmes como "O Exército de Brancaleone", "Quinteto Irreverente", "Meus Caros Amigos" e outras muitas produções.

Em "Meus Caros Amigos", encontramos o ator francês Philippe Noiret como um jornalista florentino, partindo para a realização de golpes com seus companheiros quinquagenários, entre eles Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Gastoni Moschin e Duilio del Prete, seguindo-se "O Quinteto Irreverente", a história do enterro do mesmo jornalista - um de seus melhores filmes.

Mario nasceu em 15 de maio de 1915 em Viareggio, na Toscana, onde passou toda a infância.

"I soliti ignoti", Os Eternos Desconhecidos, de 1958, apresenta um elenco especial, composto por Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Claudia Cardinale, sendo considerado o primeiro filme do filão da 'commedia all'italiana'.

Em 1959, seu filme "A Grande Guerra" ganhou o Leão de Ouro do Festival Internacional de Cinema de Veneza, rendendo ainda sua primeira indicação ao Oscar. A segunda viria em 1963, com "I compagni".

A partir de 1934 - com menos de 20 anos -, estreou dois curtas-metragens com seu amigo Alberto Mondadori: "Cuore rivelatore" e "I ragazzi della via Paal". Este último foi destaque na Mostra de Veneza, criada dois anos antes.

Até o final de 1940, colaborou em cerca de 40 filmes, às vezes como roteirista, outras como diretor-assistente.

A partir de 1953, Monicelli lançou-se sozinho na direção, tornando-se um mestre de um gênero de comédia que colocava em cena problemas da sociedade da época, em plena evolução.

Trabalhou com os maiores atores da Itália, de Totò, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, a Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Anna Magnani, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Monica Vitti, Enrico Montesano, Giancarlo Giannini, Philippe Noiret, Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli, Gian Maria Volonté e Leonardo Pieraccioni.

Monicelli, que também produziu para o teatro e a televisão, assinou 65 filmes.

sábado, 27 de novembro de 2010

130 anos do INSTITUTO DE EDUCAÇÃO DO AMAZONAS



De manhã funcionava o GRUPO ESCOLAR PRINCISA ISABEL, onde estudei, na década de 40.
Foi feito por Alvaro Maia sobre as fundações do palácio do governo não concluído por Eduardo Ribeiro, em Manaus, cuja planta está ao lado. CLICK PARA AMPLIAR.

sexta-feira, 26 de novembro de 2010

Sucuri de quase 6 metros é capturada no Triângulo Mineiro


Sucuri de quase 6 metros é capturada no Triângulo Mineiro



Réptil estava atacando outros animais em sítio da região


Uma cobra sucuri de quase 6 metros foi capturada em um sítio de Campina Verde, no Triângulo Mineiro. O animal pesa aproximadamente 80 kg e foram necessários cinco homens para carregá-la.

O réptil estava atacando animais em um sítio da cidade. O dono da fazenda chegou a flagrar a cobra tentando engolir uma capivara, mas chegou a tempo de evitar a morte do roedor.

Com o apoio da Polícia Militar de Meio Ambiente, os moradores usaram um alçapão para prender a sucuri. A cobra, mesmo imobilizada, deu trabalho aos militares por causa do peso.

Ela foi solta logo depois em uma mata na cidade de Iturama, também no Triângulo.

Segundo a PM de Meio Ambiente, a sucuri pode viver até 30 anos e é a segunda maior serpente do mundo - atrás da píton reticulada. As fêmeas são maiores do que os machos e a espécie tem fama de ser perigosa.

RAIOS




Foto: National Geographic

China alerta contra atos militares em sua zona econômica






China alerta contra atos militares em sua zona econômica

Advertência de Pequim é feita após Pyongyang alertar que Seul e EUA aproximam Península da Coreia da guerra com manobras militares


iG São Paulo | 26/11/2010 12:45

A China alertou nesta sexta-feira contra quaisquer ações militares em sua zona econômica exclusiva, em resposta à realização a partir do domingo de manobras conjuntas entre EUA e Coreia do Sul. Washington enviou um porta-aviões para participar dos exercícios militares, que devem durar quatro dias. A zona econômica exclusiva é uma área naval de até 200 milhas náuticas a partir da costa de um país.

"Nos opomos a qualquer ato unilateral conduzido na zona econômica exclusiva da China sem aprovação", declarou o porta-voz do Ministério das Relações Exteriores da China, Hong Lei, em resposta sobre qual a posição chinesa em relação ao envio do porta-aviões americano George Washington à região para participar de exercícios navais militares com a Coreia do Sul.


Foto: AP
Visitantes caminham ao lado de tela que mostra vídeo de combate da China contra os EUA na Guerra da Coreia (1950-1953) em ponte destruída no conflito em Dandong, China
A situação atual na Península Coreana é complicada e sensível. Todas as partes devem mostrar moderação, trabalhar em favor da distensão, da manutenção da paz e da estabilidade da península, e não o contrário", completou Hong.

Coreia do Norte faz advertência

A declaração da China foi feita após a Coreia do Norte, que lançou disparos contra uma ilha sul-coreana na terça-feira deixando quatro mortos, ter afirmado nesta sexta-feira que os exercícios militares conjuntos entre EUA e Seul aproximam a região de uma guerra.

"A situação na Península Coreana está à beira de uma guerra por causa do imprudente plano desses elementos de realizar novos exercícios de guerra voltados contra a Coreia do Norte", afirmou a KCNA, agência oficial de notícias norte-coreana.

Obama leva cotovelada no rosto


Obama leva cotovelada no rosto durante jogo de basquete e toma 12 pontos

DAS AGÊNCIAS DE NOTÍCIAS

O presidente dos Estados Unidos, Barack Obama, teve que levar 12 pontos no lábio depois de uma cotovelada violenta durante um jogo de basquete, informou a Casa Branca.

Obama, fã e jogador frequente de basquete, estava jogando com amigos e familiares em um jogo cinco contra cinco em Fort McNair, uma base militar americana em Washington.

Tim Sloan/AFP

DESMATAMENTO NO ACRE


FOTO DE MARGI MOSS

AFLUENTE DO ACRE

quinta-feira, 25 de novembro de 2010

A ROTA DE FUGA





O delegado Rodrigo Oliveira, subchefe operacional da Polícia Civil, disse, por volta das 17h40 desta quinta-feira (25), que a Vila Cruzeiro, na zona norte do Rio de Janeiro, "agora pertence ao Estado e à sociedade carioca". A favela está ocupada por aproximadamente 200 policiais civis e militares - o Bope (Batalhão de Operações Especiais) também continua no local.

Ainda segundo o delegado, as operações continuam a ser realizadas na comunidade para que se alcance todos os objetivos. Ele disse ter presenciado cenas violentas nesta quinta, que caracterizou como um "dia histórico", como carros e caminhões queimados. Ele afirmou ter visto várias marcas de sangue, mas ainda não confirmou mortos.

- Muitos criminosos se deslocaram para o complexo do Alemão, mas ainda há bandidos na Vila Cruzeiro. Os chefes já saíram da Penha.

Os cinco blindados da Marinha que estavam na operação saíram da comunidade e foram para o batalhão de Olaria (16º BPM).

O HARRIER

MERCEDES DE OURO


MERCEDES TOTALMENTE REVESTIDA DE OURO EM DUBAI

Rainha Elizabeth 2ª visita Emirados Árabes Unidos


Rainha Elizabeth 2ª visita Emirados Árabes Unidos após mais de 30 anos


A rainha Elizabeth 2ª visitou uma das maiores mesquitas do mundo nesta quarta-feira, em sua primeira viagem de Estado em mais de 30 anos aos Emirados Árabes Unidos (EAU), rico país árabe do Golfo e com fortes laços com o Reino Unido.



A monarca, de 84 anos, usou um chapéu branco coberto por um véu dourado em sua visita à Grande Mesquita Xeque Zayed, em Abu Dhabi. A mesquita faz parte de um enorme complexo de mármore, e contém a tumba do xeque Zayed bin Sultan al Nahyan, o primeiro presidente dos Emirados Árabes Unidos após ganhar status de Estado, depois de mais de cem anos sob protetorado britânico.

Acompanhada de seu marido, o príncipe Philip, e de líderes dos Emirados, a rainha parou por um momento do lado de fora da mesquita para retirar seus sapatos. Ela estava acompanhada ainda por seu filho, o príncipe Andrews, e o ministro das Relações Exteriores, William Hague.

Marwan Naamani/AFP

A rainha Elizabeth 2ª e seu marido, o príncipe Philip, visitam mesquita em Abu Dhabi

Os laços históricos do Reino Unido com a região remontam ao século 19. Os EAU tornaram-se uma nação em 1971, após mais de um século sob proteção britânica como parte de um armistício para proteger os navios passando pelas importantes rotas até a Índia.

O Reino Unido também teve um papel-chave em desenvolver o Exército e outras instituições no país.

A última visita da rainha aos Emirados foi em 1979, antes de o país passar por uma grande expansão econômica que atraiu trabalhadores e empresas de todo o mundo, incluindo mais de 100 mil britânicos e 4.000 negócios britânicos.

Na quinta-feira, a rainha deve ir para o vizinho Omã, onde o sultão Qabus celebra 40 anos de reinado.

quarta-feira, 24 de novembro de 2010

MONGES REZAM NO CAMBOJA

BARATAS




Mitos, histórias e a importância das baratas são tema de projeto da UFRJ

RIO - Ela é uma das maiores vilãs do mundo animal. Transmite doenças, adapta-se a qualquer ambiente, e, como se não bastasse, é feia. Poucos discordariam de aplicar este julgamento à barata. Mas há quem se esforce para mudar a imagem do inseto. Um grupo do Instituto de Bioquímica Médica da Universidade Federal do Rio de Janeiro (UFRJ) prepara uma série de minidocumentários para provar que a cucaracha é importante na cadeia alimentar, fundamental para a limpeza de material orgânico e, além de tudo, pode até ter uma aparência simpática.



- Existe um confronto urbano entre o homem e a barata - destaca Roberto Eizemberg, que integra a equipe do projeto batizado de "Baratas: procuradas vivas ou mortas". - Não queremos que ninguém crie o inseto em casa. Mas é importante saber como ele é necessário à natureza, e de que formas podemos controlar o seu crescimento populacional nos centros urbanos.

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Existe um confronto urbano entre o homem e a barata
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.O boom das baratas poderia ser evitado com ajuda de sua maior inimiga: a vespa. Ela põe seu ovo no interior da ooteca da barata - uma estrutura de cálcio onde há dezenas de ovos. A larva da vespa, ao nascer, alimenta-se dos embriões da rival em gestação.

A aliança do homem com a vespa seria bem-vinda. O crescimento das metrópoles tem assanhado as baratas. Já existem 200 delas para cada um de nós em São Paulo, segundo o Instituto Nacional de Pesquisas Biológicas. Afinal, com as cidades, aumenta também a produção de lixo, seu habitat por excelência. E, quando se trata delas, nenhum exemplar é desprezível. Uma barata deixa, em média, 750 filhotes em sua vida, produzidos em apenas um ano.

O milagre da multiplicação é especialmente visível nos meses mais quentes. À noite, a inversão térmica faz a temperatura aumentar nas tubulações e diminuir na superfície. Em busca de um tempo mais fresco, as baratas saem dos esgotos e se exibem nas casas alheias.

O calor ressalta uma adaptação sofrida por aquelas que adotaram a cidade como lar: os hábitos noturnos. As 99% que permaneceram no campo preferem circular durante o dia.

- Aquelas que vieram para a cidade trocaram a hora de circular para não se depararem com o homem - explica Suzete Bressan, consultora técnica do projeto e professora do Instituto de Biofísica Carlos Chagas Filho. - Nada assusta mais uma barata do que ser surpreendida enquanto passeia pela madrugada.

Por isso, não precisa gritar: se flagrada por aí, a barata foge. Se capturada, ela aciona seus mecanismos de defesa. Entre seus recursos está a mordida (caso do inseto urbano), estridular (a emissão de um som agudo, comum entre as espécies silvestres) e o uso dos espinhos de suas patas, também visto apenas em algumas delas. Nem os inseticidas são muito eficientes, porque, quando usados em excesso, podem contribuir para a proliferação de um grupo mais resistente ao veneno.

O que não se discute é a capacidade de sobrevivência desse inseto. Não à toa há fósseis do animal de 300 milhões de anos - são, portanto, anteriores aos dinossauros. Em toda a sua trajetória, o inseto sofreu pouquíssimas adaptações em sua anatomia. O desenho das asas, por exemplo, é praticamente o mesmo.

O futuro também não reserva ameaças à barata. Nem um ataque nuclear seria capaz de detê-las.

- Por viverem escondidas em galerias, elas ficam mais protegidas dos efeitos de uma explosão nuclear do que o homem - opina Rozemberg. - Outra demonstração de resistência é o fato de que as baratas têm um sistema nervoso descentralizado, o que permite até que seu corpo resista algum tempo após a cabeça ser arrancada.

Quem quiser decepar a barata terá de suar: as pernas do tipo cursoriais, próprias para correr, tornam-na um dos mais rápidos insetos terrestres. O instinto de defesa abrange até a criação dos filhotes - os ovos, como foi mencionado, ficam dentro de uma cápsula de cálcio, que, embora seja penetrada pela vespa, é suficiente para protegê-la de uma série de outras espécies.

Desprezada pelo homem, a barata apetece ao paladar de aranhas, lacraias, sapos, escorpiões e pássaros. Tem, portanto, um papel inegável na cadeia alimentar.

Mais amplo é o cardápio das próprias baratas. A impressão é de que qualquer objeto pode lhes servir de alimento. As espécies silvestres preferem raízes de plantas e fungos; as urbanas, plástico, isopor, madeira, materiais de fossas. Eventualmente podem apelar para o canibalismo, quando a dieta tradicional é escassa ou sua colônia é invadida. A contaminação de alimentos com uma secreção, aliás, é uma das formas de a espécie marcar território.

A demarcação de seu espaço, a dieta e os locais por onde transita mostram por que a barata não é um modelo de higiene. Seu habitat conta com inúmeros micro-organismos patogênicos, transmissores de doenças que vão da gastroenterite ao herpes. Ainda assim, menos de 40 das 4 mil espécies conhecidas podem ser consideradas pragas urbanas.

Para quem quer estudar essa variedade, o Brasil é um palco privilegiado. Mil espécies são vistas por aqui - entre elas a Blaberus giganteus, nativa da Amazônia, que atinge 10 centímetros de comprimento. Mais comum é se deparar com a Blattella germanica, protagonista de uma disputa diplomática. Os franceses dizem que a espécie é alemã; estes, por sua vez, asseguram que o inseto foi descoberto na França. Por aqui, ela é conhecida tanto como francesinha como por baratinha-alemã.

Curiosidades como esta serão abordadas nos novos vídeos do projeto, que conta com financiamento da Fundação de Amparo à Pesquisa do Rio (Faperj). O material será apresentado em visitas a escolas e no Espaço Ciência Viva, um galpão na Praça Saens Peña, na Tijuca.

- Procuramos desmistificá-la, mostrá-la como um inseto que faz parte da cadeia ecológica, que tem papel inestimável por decompor matéria orgânica - ressalta Eizemberg. - É possível mudar a percepção das pessoas.

E se alguém encontrá-la em casa?

- Aí é melhor pegar o chinelo.

terça-feira, 23 de novembro de 2010

Tomie Ohtake completa 97 anos com exposição de obras inéditas





Tomie Ohtake completa 97 anos com exposição de obras inéditas


FABIO CYPRIANO
DE SÃO PAULO

"Faz tempo que não nos vemos. Você envelheceu, né?", disse Tomie Ohtake, às vésperas de comemorar seus 97 anos, completados anteontem, a este repórter, durante a entrevista sobre sua nova mostra, em seu ateliê.

Tomie Ohtake vai comemorar aniversário de 97 anos no show de Paul McCartney

"Acho que o Ricardo [Ohtake, seu filho] não vai gostar do que eu falei, mas eu não sei guardar as coisas, coloco tudo para fora", sorri.

A pintora costuma ser direta, mesmo que para tanto desagrade um pouco.

Desde pequena, ela queria ser artista e chegou a estudar aquarela na escola, mas o meio conservador em que cresceu no Japão, entre a Primeira e a Segunda Guerra Mundial, não favorecia suas vontades.

A forma que ela encontrou para escapar foi convencer a mãe, em 1936, que vinha visitar o irmão no Brasil. "Eu tinha de dar um jeito de sair do Japão e prometi a ela que vinha para ficar um ano", conta. Três meses depois de desembarcar, Tomie Nakakubo se casava com o engenheiro agrônomo Ushio Ohtake, morto em 1977.


A artista plástica Tomie Ohtake, que completa 97 anos, no ateliê de sua casa, no Campo Belo, em São Paulo

BIFE A CAVALO

Apesar da identidade japonesa, Tomie nunca foi de ficar em gueto. Ela vivia na Mooca, "onde era tudo italiano", relembra-se. Seus filhos estudaram em escola católica e sua dieta vai bem além de sushi e sashimi. "Nunca me esqueço do bife a cavalo que comi, quando desembarquei no Brasil. É uma das minhas comidas favoritas."

Persistência também é outra marca de Tomie. Teve dois filhos e, só após criá-los, quando já estava próxima dos 40 anos, começou de fato sua carreira artística, como autodidata. Então o que estava guardado por tanto tempo começou a aflorar.

E sem parar. Só para a mostra "Pinturas Recentes", que inaugura hoje, ela realizou, em menos de dois anos, 25 telas, todas de grandes dimensões, tendo o círculo como tema central.

Por que o círculo? "É uma forma muito sintética. Trabalhar só com ele é um grande desafio. E ele é também o primeiro desenho que os bebês fazem com os dedinhos", conta, repetindo o gesto.

Em um texto de 1961, o crítico Mário Pedrosa (1901-1981) escreveu que Tomie era "uma pintora que ainda está se formando, numa personalidade já desabrochada", portanto, nela, "a obra corre atrás da personalidade".

Agora, quase 50 anos depois, "Pinturas Recentes" revela como obra e personalidade estão afinadas.

segunda-feira, 22 de novembro de 2010

Preconceito no Brasil


Do Blog do Rudá Ricci

Preconceito no Brasil

A pesquisa da Fundação Perseu Abramo (ver planilha-resumo em nota abaixo) indica algo importante sobre a cultura política e social dos brasileiros. Uso de drogas e ateus são rejeitados com ódio por mais de 40% das respostas. Mas, em seguida, os grupos sociais mais rejeitados são os que têm comportamento sexual considerado anormal (transexuais, garotos de programa, travestis, prostitutas, lésbicas, bissexuais, gays).

Algo impressionante e remonta à uma moral vitoriana (em pleno país tropical, de cultura negra e indígena).

Prolegômenos para uma ontologia do ser social








Prolegômenos para uma ontologia do ser social

Ao contrário do que alguns detratores do marxismo costumam afirmar, Lukács buscava mostrar como não há em Marx um determinismo unívoco da esfera econômica sobre as outras instâncias da sociabilidade: o cerne estruturador do pensamento econômico de Marx se funda na concepção da determinação recíproca das categorias que compõem o complexo do ser social. A base econômica constitui o momento preponderante, mas interage com uma série de superestruturas de forma dialética e recíproca. A Boitempo Editorial publica pela primeira vez em português os Prolegômenos para uma ontologia do ser social, de György Lukács, um dos pensadores marxistas mais importantes de todos os tempos.

Após a publicação da primeira parte de sua Estética, em 1963, o filósofo húngaro György Lukács começou a trabalhar no ambicioso projeto de uma Ética que sintetizaria sua longa trajetória intelectual. Em suas investigações, porém, notou a “necessidade de uma elaboração prévia: a determinação histórico-concreta do modo de ser e de reproduzir-se do ser social”, como aponta José Paulo Netto, professor da Universidade Federal do Rio de Janeiro. Esses esforços são concluídos em 1969 e publicados postumamente com o título de Para uma ontologia do ser social.

Com o objetivo de explicar melhor alguns conceitos apresentados, no início dos anos 1970 Lukács passa a trabalhar no manuscrito do que seriam os Prolegômenos para uma ontologia do ser social: questões de princípios para uma ontologia hoje tornada possível, publicados também postumamente, em 1984, e agora traduzidos pela primeira vez para o português pela Boitempo Editorial.

Um dos pensadores marxistas mais importantes de todos os tempos, Lukács tinha como objetivo ao escrever sua Ontologia reexaminar passo a passo as categorias fundamentais do pensamento de Marx, “iniciando pela retomada das considerações marxianas acerca do trabalho como complexo central decisivo do ser social, passando pelo problema da reprodução, da ideologia, e culminando no tratamento da alienação”, como explicam Ester Vaisman, professora de filosofia da Universidade Federal de Minas Gerais, e Ronaldo Vielmi Fortes, especialista na obra lukacsiana, responsáveis respectivamente pela supervisão editorial e pela revisão técnica da obra, além de autores da completa apresentação à edição brasileira.

Ainda segundo Vaisman e Fortes, o autor apresenta uma denúncia de que o caráter ontológico do pensamento de Marx ficou obscurecido “pela rigidez dogmática em que o marxismo se viu imerso desde a morte de Lenin, que rechaçava a discussão acerca da ontologia, qualificando-a de idealista e/ou simplesmente metafísica”. Ao contrário do que alguns detratores do marxismo costumam afirmar, Lukács buscava mostrar como não há em Marx um determinismo unívoco da esfera econômica sobre as outras instâncias da sociabilidade: “o cerne estruturador do pensamento econômico de Marx se funda na concepção da determinação recíproca das categorias que compõem o complexo do ser social”, como explicam os autores da apresentação. A base econômica constitui o momento preponderante, mas interage com uma série de superestruturas de forma dialética e recíproca.

Além de introduzir e contextualizar a Ontologia – também inédita em português e sendo preparada para publicação pela Boitempo – os Prolegômenos acrescentam a ela novas reflexões e abordagens, complementando-a. Partindo da premissa marxiana de que a realidade deve ser não somente analisada e compreendida mas principalmente transformada, ao redigir este material Lukács tinha nos ombros o peso de uma série de desilusões e derrotas da esquerda no período posterior à Revolução de 1917. Buscava partir de Marx para reformular as perspectivas revolucionárias de então, apontando respostas aos impactos que o stalinismo causara no projeto comunista. Certamente aqueles que ainda se preocupam com uma atuação social transformadora não podem deixar de analisar esta importante contribuição para o pensamento revolucionário.

Segundo Nicolas Tertulian, professor da École de Hautes Études en Sciences Sociales, a obra “tem o valor de um testamento por constituir o último grande texto filosófico de Lukács. Concebida como uma introdução ao texto principal da Ontologia, representa, de fato, uma vasta conclusão”.

Trecho da obra
Nossas considerações visam determinar principalmente a essência e a especificidade do ser social. Mas, para formular de modo sensato essa questão, ainda que apenas de maneira aproximativa, não se devem ignorar os problemas gerais do ser, ou, melhor dizendo, a conexão e a diferenciação dos três grandes tipos de ser (as naturezas inorgânica e orgânica e a sociedade). Sem compreender essa conexão e sua dinâmica, não se pode formular corretamente nenhuma das questões autenticamente ontológicas do ser social, muito menos conduzi-las a uma solução que corresponda à constituição desse ser.

Não precisamos de conhecimentos eruditos para ter a certeza de que o ser humano pertence direta e – em última análise – irrevogavelmente também à esfera do ser biológico, que sua existência – sua gênese, transcurso e fim dessa existência – se funda ampla e decididamente nesse tipo de ser, e de que também tem de ser considerado como imediatamente evidente que não apenas os modos do ser determinados pela biologia, em todas as suas manifestações de vida, tanto interna como externamente, pressupõem, em última análise, de forma incessante, uma coexistência com a natureza inorgânica, mas também que, sem uma interação ininterrupta com essa esfera, seria ontologicamente impossível, não poderia de modo algum desenvolver-se interna e externamente como ser social.

Sobre o autor
Nascido em 13 de abril de 1885 em Budapeste, Hungria, György Lukács é um dos mais influentes filósofos marxistas do século XX. Doutorou-se em Ciências Jurídicas e depois em Filosofia pela Universidade de Budapeste. No final de 1918, influenciado por Béla Kun, aderiu ao Partido Comunista e no ano seguinte foi designado Vice-Comissário do Povo para a Cultura e a Educação. Em 1930 mudou-se para Moscou, onde desenvolveu intensa atividade intelectual. O ano de 1945 foi marcado pelo retorno à Hungria, quando assumiu a cátedra de Estética e Filosofia da Cultura na Universidade de Budapeste. Estética, considerada sua obra mais completa, foi publicada em 1963 pela editora Luchterhand. Já seus estudos sobre a noção de ontologia em Marx, que resultariam oito anos depois na Ontologia do ser social, iniciaram-se em 1960. Faleceu em sua cidade natal, em 4 de junho de 1971.

domingo, 21 de novembro de 2010

Rogel Samuel: Morre Almeida Prado aos 67 anos





Morre Almeida Prado aos 67 anos


Rogel Samuel

Um dia eu estava na Sala Cecília Meireles e esperava o começo de um concerto.

Não me lembro se perguntei algo, mas sei que iniciei a conversa com um senhor muito simpático que estava perto.

Falamos sobre o programa que ia ser tocado.

Eu disse:

- Não conheço essa música.

- É minha, disse-me ele.

Era Almeida Prado. Eu não o conhecia pessoalmente.

Almeida Prado morreu na manhã deste domingo aos 67 anos, em São Paulo.

Era um dos artistas mais importantes do país, e estava internado há 10 dias na UTI do hospital Panamericano após sofrer
uma parada respiratória.

"Paulista nascido em Santos, compôs a primeira peça aos nove anos. Prado acumulou mais de 400 composições e diversos prêmios por sua obra nos 58 anos de carreira. Ele deixa duas filhas e dois netos.

O corpo do compositor será velado, a partir das 12h30, no teatro São Pedro, na Barra Funda. O enterro está marcado para acontecer às 16h30 no cemitério da Consolação.

"O Almeida talvez fosse o maior compositor vivo do país. Ele tinha uma importância muito grande para a música nacional", disse o maestro João Carlos Martins, amigo pessoal de Almeida Prado.

HOMENAGEM

Um concerto em memória ao compositor será realizado no próximo fim de semana, em Santo André, no ABC Paulista. A obra "Sinfonia dos Orixás", composta por Prado, será interpretada pela Orquestra Sinfônica de Santo André. A homenagem será regida pelo maestro Carlos Moreno, genro do compositor.

"A morte dele é uma perda muito grande. Além do carinho e amizade, fica o exemplo e a obra extensa desse gênio da música brasileira", afirmou Moreno.