terça-feira, 30 de novembro de 2010

TRECHO DA ENTREVISTA DE LULA AOS BLOGUEIROS


"Quando surgiu o negócio da crise econômica americana, eu comecei a ficar assustado, por quê? Porque as manchetes eram o seguinte: “Economia vai parar”; “o consumidor vai deixar de comprar, os trabalhadores não querem fazer dívida porque estão com medo de perder o emprego”. Eu falei: Franklin, eu preciso fazer um pronunciamento. Eu preciso dizer para os trabalhadores que, se eles pararem de comprar, eles vão perder o emprego. Bem, me reuni com o Guido, me reuni com o Meirelles – a gente tinha certeza do que ia acontecer no Brasil. Eu tenho visto em debates com setores industriais que eles se acovardaram na época da crise. Não precisava ter dado a brecada que deram, aqui, no Brasil, não precisava ter dado aquela brecada que a economia fez “assim”, entre outubro de 2008 e fevereiro de 2009. A indústria automobilística exagerou, outros setores exageraram – no medo, apenas no medo.

__________: Oitocentas mil demissões.

Presidente: Nós tomamos todas as medidas possíveis. Nunca – agora eu vou dizer – nunca antes na história do G20 ou do G8, alguém tomou medidas tão rápidas. Tanto é que, quando chegou ao mês de março, a indústria automobilística já estava vendendo mais, produzindo mais, a economia se recuperou, nós desoneramos o que era preciso desonerar, e incentivamos a compra de geladeira, de máquina, de tudo. Ou seja, graças a Deus, a economia brasileira foi a última a entrar e a primeira a sair, e não precisaria ter passado sufoco. Tudo isso, (incompreensível).

Um dia, eu conversei com o presidente de uma associação comercial que ele… o pessoal fazia uma pesquisa no final do ano, e aparece assim: “consumidor está cauteloso”; “consumidor está com medo”. Então, ele publicou o resultado da pesquisa com a manchete: “Consumidor está com medo”. Eu falei: Companheiro, companheiro, eu não sou publicitário, mas você fez a pesquisa para detectar o que está acontecendo no setor. A informação que você tem que dar é para reverter, você não pode causar pânico. Ou seja, faça uma orientação de como é que as pessoas devem comprar. E isso acontece muito, acontece.

Eu vou dizer mais para você uma coisa, uma conversa que eu tive com alguns companheiros. No Brasil, muitas vezes um instituto qualquer de fiscalização paralisa uma obra um ano, paralisa uma obra um ano. Aí, depois de um ano, a suspeita levantada por aquele órgão não se concretizou. E ninguém se responsabiliza por pagar à nação um ano de prejuízo, ninguém. As pessoas só dão a manchete da denúncia: “Suspeita na entrevista do Lula com os blogueiros”. Aí, depois não aconteceu nada, ninguém fala: “Não teve nada”. Então, isso é uma coisa que uma grande personalidade jurídica me disse um dia: “Presidente, é preciso criar um instrumento da [para a] sociedade acionar judicialmente essas falsas denúncias”. Ou seja, o cara denunciou, não provou, quem é que vai pagar? Porque o prejuízo fica com a nação. Se eu contar uma coisa para vocês aqui, se eu contar da perereca do túnel do Rio Grande do Sul, lá de Osório, que, por causa de uma pererequinha, parou uma obra por seis meses. Se eu contar da machadinha indígena no Canal do São Francisco, que o cidadão encontra um pedaço de pedra e um engenheiro fala: “Parece uma machadinha indígena”. Aí, pararam a obra por seis meses, e não era machadinha coisa nenhuma. E eu quero saber o seguinte: Quem paga a conta?"

segunda-feira, 29 de novembro de 2010

A CONQUISTA DO ALEMÃO





FOTO DO DIARIO DE NOTICIAS DE PORTUGAL

Mario Monicelli morto suicida a Roma: padre della commedia all'italiana, è stato regista di più di 60 pellicole


Mario Monicelli morto suicida a Roma



Il regista viareggino si è ucciso lanciandosi dal quarto o quinto piano del reparto di urologia del San Giovanni



Nei suoi film l'Italia che cambiava padre della commedia all'italiana, è stato regista di più di 60 pellicole

Mario Monicelli morto suicida a Roma

Il regista viareggino si è ucciso lanciandosi dal quarto o quinto piano del reparto di urologia del San Giovanni


Mario Monicelli (Errebi)
MILANO - Un volo dal quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma. Scompare così Mario Monicelli, ultimo grande maestro del cinema italiano. Il regista si è ucciso lanciandosi, intorno alle 21 di lunedì sera, dal quinto piano del reparto di urologia dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato da domenica. Il cineasta aveva 95 anni e soffriva di un tumore alla prostata. Il corpo di Monicelli è stato trovato dal personale sanitario dell'ospedale a terra, disteso nei viali vicino alle aiuole, a pochi metri dal pronto soccorso. Monicelli non ha lasciato nessun biglietto a spiegazione del suo gesto. Sul posto sono arrivati amici e familiari. Al San Giovanni sono giunti anche gli agenti del commissariato Celio per ricostruire quanto accaduto e la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. «La tragica morte di Mario Monicelli ci lascia sgomenti e ci addolora profondamente» ha detto la governatrice. La notizia del suicidio in pochi secondi ha fatto il giro del web: commenti, foto, ricordi, riflessioni sono postati velocemente su Facebook e Twitter, mentre su YouTube i video del maestro hanno raccolto numerosissimi clic.

STANCHEZZA E INSOFFERENZA - Prima il giro per la terapia poi, una volta rimasto da solo nella stanza doppia occupata da lui soltanto, Monicelli ha raggiunto la finestra e si è gettato nel vuoto: questa a quanto si apprende, la dinamica del suicidio del grande cineasta. La tragedia si è consumata nella palazzina principale dell'ospedale. Stando ad alcune testimonianze, il regista aveva mostrato stanchezza e insofferenza per la malattia che lo aveva colpito a 95 anni. «Era stanco di vivere» ha riferito un sanitario. La moglie del cineasta, in giacca nera e pantaloni grigi, è uscita con il volto sofferente e visibilmente provato dalle lacrime, ma con lo sguardo alto, senza dire nulla. Anche il padre del regista, il noto scrittore e giornalista Tomaso Monicelli, morì suicida nel 1946.

Mario Monicelli suicida a 95 anni


MAESTRO CAUSTICO - Viareggino, classe 1915, Monicelli è considerato uno dei padri della commedia all'italiana. Negli ultimi anni di vita gli è toccato l'ingrato compito di commentare la morte di numerosi e cari colleghi. Lo ha fatto con arguzia e cinismo e senza sentimentalismi. La vena caustica e amarognola delle sue opere, l'aveva di recente riservata alle sue uscite pubbliche. Aveva preso parte al Viola Day di febbraio e al primo no B day nel dicembre scorso a Piazza San Giovanni. E aveva incitato i giovani a tenere duro: «Viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro. Dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà». Era stato anche a Montecitorio con i colleghi nel luglio 2009 per protestare contro i tagli al Fus. L'Italia era per lui «una penisola alla deriva». Il suo quartiere «d'adozione» a Roma era Monti, l'antica Suburra, con ancora gli artigiani a lavorare sull'uscio, al quale il cineasta aveva dedicato una delle sue ultime opere. Abitava al 29 di Via dei Serpenti, proprio sopra un noto gelataio. Viveva in un piccolo loft, un bilocale dai colori sgargianti che poteva essere quello di uno studente fuori sede.

I capolavori di Monicelli: titoli e protagonisti


«POSSO CAPIRE QUESTO GESTO» - La notizia della scomparsa del regista ha colto di sorpresa il mondo del cinema e non solo. «Quello che è successo mi ha lasciato estremamente basito» ha commentato il produttore Aurelio De Laurentiis. «Io che lo conoscevo profondamente e sapevo della sua grande dignità e del suo desiderio di essere sempre indipendente e autonomo, posso capire questo gesto. Ultimamente aveva perso anche la vista ma fino all'ultimo era stato capace di una deambulazione perfetta. Insomma una persona sana che non tollerava l'idea di poter dipendere da qualcuno». «Sono attonito» ha detto Carlo Verdone, accogliendo con grande sgomento la notizia della morte tragica di Mario Monicelli. «Era probabilmente una persona stanca di vivere, che non sosteneva più la vecchiaia. L'ho apprezzato molto come grande osservatore e narratore - ha aggiunto l'attore romano - anche se a volte con condividevo il suo cinismo. Era gentile, cordiale, ma di poche parole. Un anno fa - ha ricordato Verdone - mi capitò di fargli gli auguri a Natale. Rimase sorpreso: gli auguri, mi disse, non li fa più nessuno». «Non posso andare avanti: devo dirvi che è morto Mario Monicelli. Lo avremmo tanto voluto qui, ma era malato e adesso non c'è più» ha detto Fabio Fazio durante la diretta di Vieni via con me, il programma condotto con Roberto Saviano su Raitre. Il pubblico in studio ha accolto la notizia con un lungo applauso. «Non so che cosa si dirà domani di quello che è successo - ha commentato Giovanni Veronesi -, ma una cosa va detta: non ho mai sentito nessuno che si suicida a novantacinque anni. Era davvero speciale». Veronesi si è detto «scombussolato»: «L'avevo sentito poco tempo fa - ha spiegato - e pur sapendo che era all'ospedale, non lo sono mai andato a trovare. Peccato». «Provo un grande dolore» ha scritto in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

I SUCCESSI - Monicelli esordì nel cinema giovanissimo con il corto, firmato insieme ad Alberto Mondadori, Cuore rivelatore. Padre della commedia all'italiana, con i colleghi come Dino Risi, Luigi Comencini e Steno, è stato regista di oltre 60 film e autore di più di 80 sceneggiature. Quella di Monicelli è stata una vita dedicata interamente al cinema, al ritmo di quasi un film all'anno. Una produzione ininterrotta da I ragazzi della via Paal (1934) fino a Le rose del deserto (2006) e la sua ultima opera, il corto della sua carriera Vicino al Colosseo...c'è Monti, in programma fuori concorso alla 65esima Mostra del Cinema di Venezia. Fra i suoi grandi successi, Guardie e ladri (due premi a Cannes nel '51), nel pieno del suo sodalizio con Totò, I soliti ignoti (nomination all'Oscar), La Grande guerra (1959) trionfatore a Venezia con il Leone d'oro, L'armata Brancaleone (1965). Sono gli anni dell'amicizia con Risi, degli scontri con Antonioni, del controverso rapporto con Comencini, del trionfo della commedia all'italiana e dei "colonnelli della risata". Inventa Monica Vitti attrice comica in La ragazza con la pistola (1968); nel 1975 raccoglie l'ultima volontà di Pietro Germi che gli affida la realizzazione di Amici miei. Nel 1977 recupera la dimensione tragica con Un borghese piccolo piccolo. Seguono fra gli altri Speriamo che sia femmina (1985) e il feroce Parenti serpenti (1993) con cui dimostra di saper leggere le trasformazioni della società italiana con l'acume e la cattiveria di sempre. È del 2006 il tanto desiderato ritorno sul set di un film, rallentato da ritardi e difficoltà produttive, con Le rose del deserto, liberamente ispirato a Il deserto della Libia di Mario Tobino e a Guerra d'Albania di Giancarlo Fusco.

OPERA A NEW YORK - Proprio in questi giorni a New York è stato presentato in chiave retrospettiva un dei film del neorealismo di Mario Monicelli, Risate di Gioia, con Anna Magnani. Il film rientra nell'ambito della retrospettiva che il Linclon Center dedica alla figura di Suso Cecchi D'Amico, che lavorò con Monicelli alla sceneggiatura del film. «Risate di gioia» è stato presentato insieme a una serie di altri sei film del neorealismo italiano.

Redazione online
29 novembre 2010(ultima modifica: 30 novembre 2010)

Mario Monicelli suicida-se aos 95 anos



Cineasta italiano Mario Monicelli suicida-se aos 95 anos




DA FRANCE PRESSE, EM ROMA

O cineasta italiano Mario Monicelli, que morreu nesta segunda-feira em Roma aos 95 anos, era considerado um dos mestres da comédia à italiana, gênero que o elevou à celebridade.



Mario Monicelli suicidou-se hoje, atirando-se da janela do hospital San Giovanni de Roma onde estava internado.

Entre suas obras-primas, deixa para a posteridade filmes como "O Exército de Brancaleone", "Quinteto Irreverente", "Meus Caros Amigos" e outras muitas produções.

Em "Meus Caros Amigos", encontramos o ator francês Philippe Noiret como um jornalista florentino, partindo para a realização de golpes com seus companheiros quinquagenários, entre eles Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Gastoni Moschin e Duilio del Prete, seguindo-se "O Quinteto Irreverente", a história do enterro do mesmo jornalista - um de seus melhores filmes.

Mario nasceu em 15 de maio de 1915 em Viareggio, na Toscana, onde passou toda a infância.

"I soliti ignoti", Os Eternos Desconhecidos, de 1958, apresenta um elenco especial, composto por Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Claudia Cardinale, sendo considerado o primeiro filme do filão da 'commedia all'italiana'.

Em 1959, seu filme "A Grande Guerra" ganhou o Leão de Ouro do Festival Internacional de Cinema de Veneza, rendendo ainda sua primeira indicação ao Oscar. A segunda viria em 1963, com "I compagni".

A partir de 1934 - com menos de 20 anos -, estreou dois curtas-metragens com seu amigo Alberto Mondadori: "Cuore rivelatore" e "I ragazzi della via Paal". Este último foi destaque na Mostra de Veneza, criada dois anos antes.

Até o final de 1940, colaborou em cerca de 40 filmes, às vezes como roteirista, outras como diretor-assistente.

A partir de 1953, Monicelli lançou-se sozinho na direção, tornando-se um mestre de um gênero de comédia que colocava em cena problemas da sociedade da época, em plena evolução.

Trabalhou com os maiores atores da Itália, de Totò, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, a Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Anna Magnani, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Monica Vitti, Enrico Montesano, Giancarlo Giannini, Philippe Noiret, Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli, Gian Maria Volonté e Leonardo Pieraccioni.

Monicelli, que também produziu para o teatro e a televisão, assinou 65 filmes.

Publicidade oficial: onde o calo dói




Publicidade oficial: onde o calo dói


Venício Lima




Ao final de dois mandatos, a mudança de orientação na distribuição das verbas oficiais de publicidade ficará na história como talvez a principal contribuição do governo Lula no sentido da democratização das comunicações. Isso pode explicar muito do comportamento da grande mídia nos últimos anos.


Artigo publicado originalmente no Observatório da Imprensa


No auge da disputa eleitoral de 2010, quando o governo e a grande mídia faziam acusações mútuas, o presidente Lula, em entrevista concedida ao portal Terra, travou o seguinte diálogo com seus entrevistadores:

Terra – (...) O senhor tem feito críticas duras, dizendo que a imprensa, a mídia tem um candidato e não tem coragem de assumir e, ao mesmo tempo, o contraditório diz que existiria um Projeto Político (...) para "enquadrar meios de comunicação". (...) O que mais incomoda o senhor: é a cobertura (ser) crítica de um lado e não existir a investigação sobre os demais candidatos? Seria isso? (...) O senhor está dizendo que ela [a imprensa] é desequilibrada? Só está cobrindo um lado e não está cobrindo...

Presidente Lula – (...) Eu acho que a imprensa está cumprindo um papel importante quando ela denuncia. Por quê? Ou você sabe por que alguém denunciou, ou você sabe por que alguém cobriu ou você sabe por que saiu na imprensa. Quando sai alguma coisa na imprensa você vai atrás. (...) Vou te dar um exemplo, sem citar jornal. Na campanha passada, os caras diziam, "porque o avião do Lula...", porque o Aerolula... Passando para a sociedade, disseminando umas bobagens, vai despolitizando a sociedade. Agora, estão dizendo que a TV pública é a TV do Lula. Nunca disseram que a TV pública de São Paulo é do governador de São Paulo e as outras são dos outros governadores. Agora, uma TV para um presidente que está terminando o mandato daqui a três meses, é a TV Lula. Ou seja, esse carregamento de... composto de... de muita... de muita, eu diria, de muito preconceito ou de muita até, eu diria até, às vezes, ódio, demonstra o que? (...) [a imprensa] se comporta como se o pessoal da Senzala tivesse chegando à Casa Grande. (...) Agora, a verdade é que nós temos nove ou dez famílias que dominam toda a comunicação desse País. A verdade é essa. A verdade é que você viaja pelo Brasil e você tem duas ou três famílias que são donas dos canais de televisão. E os mesmos são donos das rádios e os mesmos são donos dos jornais...

Terra – Nos municípios, isto tem uma capilaridade: o chefe político tal...

Presidente Lula – Então, muita gente não gostou quando, no governo, nós pegamos o dinheiro da publicidade e dividimos para o Brasil inteiro. Hoje, o jornalzinho do interior recebe uma parcela da publicidade do governo. Nós fazemos propaganda regional e a televisão regional recebe um pouco de dinheiro do governo. Quando nós distribuímos o dinheiro da cultura, por que só o eixo Rio – São Paulo e não Roraima, e não o Amazonas, e não o Pernambuco, e não o Ceará receber um pouquinho? Então, os homens da Casa Grande não gostam que isso aconteça. (Ver aqui a íntegra da entrevista.)

No trecho da entrevista acima reproduzido, o presidente Lula atribui o comportamento desequilibrado da mídia brasileira (1) ao fato de que "nove ou dez famílias" controlam a comunicação no país; (2) ao preconceito em relação a um operário ter chegado à presidência da República; e (3) à política de regionalização das verbas oficiais de publicidade iniciada em seu governo.

Que a grande mídia brasileira é olipolizada, fundada na propriedade cruzada dos meios e controlada por algumas poucas famílias, em grande parte vinculadas às velhas oligarquias políticas regionais e locais, é fato comprovado e sabido.

Que existe preconceito das "elites" brasileiras em relação à ascensão política de um operário e migrante nordestino que conquistou, em processo democrático e pelo voto, por duas vezes, a presidência da Republica, é tema que tem merecido a atenção de analistas e cientistas políticos pátrios faz tempo.

Estou, todavia, interessado na regionalização das verbas oficias de publicidade.

Mudança radical

De fato, uma importante reorientação na alocação dos recursos publicitários oficiais teve início em 2003: sem variação significativa no total da verba aplicada, o número de municípios cobertos pulou de 182 em 2003 para 2.184, em 2009, e o número de meios de comunicação programados subiu de 499 para 7.047, no mesmo período (ver quadros abaixo).





Essa política de regionalização atende aos melhores princípios da "máxima dispersão da propriedade" [ver, neste Observatório, "Concessões de Rádio & TV: Pela máxima dispersão da propriedade"], promove a competição no mercado de comunicações, estimula o mercado de trabalho do setor e, acima de tudo, colabora para o aumento da pluralidade e da diversidade de vozes na democracia brasileira.

Há ainda um longo caminho a ser percorrido para que o Estado cumpra o seu papel e contribuía efetivamente para o cumprimento do "princípio da complementaridade", isto é, do equilíbrio entre os sistemas privado, público e estatal de comunicações, como reza o artigo 223 da Constituição de 1988.

Para isso, a reorientação da distribuição dos recursos da publicidade oficial precisa contribuir, de fato, para o surgimento e a consolidação dos sistemas público e comunitário de mídia no país.

De qualquer maneira, ao final de dois mandatos, a mudança de orientação na distribuição das verbas oficiais de publicidade ficará na história como talvez a principal contribuição do governo Lula no sentido da democratização das comunicações.

Dedo na ferida

Nunca é demais lembrar que o Estado tem sido – direta ou indiretamente – uma das principais e, em muitos casos, a principal fonte de financiamento da mídia privada comercial, seja ela impressa ou eletrônica. Basta verificar quais são os maiores anunciantes dos jornais, das revistas semanais e dos telejornais das redes de televisão privadas do país.

Não é sem razão que colunista – e não os proprietários – da Folha de S.Paulo já acusou o governo Lula de estar promovendo "Bolsa-Mídia" para uma "mídia de cabresto" e de "alimentar uma rede chapa-branca na base de verbas publicitárias" [cf. Fernando de Barros e Silva, "O Bolsa-Mídia de Lula" in Folha de S.Paulo, 01/06/2009].

Talvez a reorientação da distribuição dos recursos da publicidade oficial explique muito do comportamento da grande mídia nos últimos anos. Afinal, o governo Lula colocou o dedo na ferida, ou melhor, a grande mídia sabe exatamente onde o calo dói.

Os donos da mídia estão nervosos



Os donos da mídia estão nervosos



Laurindo Lalo Leal Filho


publicado no sítio Carta Maior:

O blogueiro Renato Rovai contou durante o curso anual do Núcleo Piratininga de Comunicação, realizado semana passada no Rio, que a Veja andou atrás dele querendo saber como foi feita a articulação para que o presidente Lula concedesse uma entrevista a blogs de diferentes pontos do Brasil. Estão preocupadíssimos.

À essa informação somam-se as matérias dos jornalões e de algumas emissoras de TV sobre a coletiva, sempre distorcidas, tentando ridicularizar entrevistado e entrevistadores.

O SBT chegou a realizar uma edição cuidadosa daquele encontro destacando as questões menos relevantes da conversa para culminar com um encerramento digno de se tornar exemplo de mau jornalismo.

Ao ressaltar o problema da inexistência de leis no Brasil que garantam o direito de resposta, tratado na entrevista, o jornal do SBT fechou a matéria dizendo que qualquer um que se sinta prejudicado pela mídia tem amplos caminhos legais para contestação (em outras palavras). Com o que nem o ministro Ayres Brito, do Supremo, ídolo da grande mídia, concorda.

Jornalões e televisões ficaram nervosos ao perceberem que eles não são mais o único canal existente de contato entre os governantes e a sociedade.

Às conquistas do governo Lula soma-se mais essa, importante e pouco percebida. E é ela que permite entender melhor o apoio inédito dado ao atual governo e, também, a vitória da candidata Dilma Roussef.

Lula, como presidente da República, teve a percepção nítida de que se fosse contar apenas com a mídia tradicional para se dirigir à sociedade estaria perdido. A experiência de muitos anos de contato com esses meios, como líder sindical e depois político, deu a ele a possibilidade de entendê-los com muita clareza.

Essa percepção é que explica o contato pessoal, quase diário, do presidente com públicos das mais diferentes camadas sociais, dispensando intermediários.

Colunistas o criticavam dizendo que ele deveria viajar menos e dar mais expediente no palácio. Mas ele sabia muito bem o que estava fazendo. Se não fizesse dessa forma corria o risco de não chegar ao fim do mandato.

Mas uma coisa era o presidente ter consciência de sua alta capacidade de comunicador e outra, quase heróica, era não ter preguiça de colocá-la em prática a toda hora em qualquer canto do pais e mesmo do mundo.

Confesso que me preocupei com sua saúde em alguns momentos do mandato. Especialmente naquela semana em que ele saía do sul do país, participava de evento no Recife e de lá rumava para a Suíça. Não me surpreendi quando a pressão arterial subiu, afinal não era para menos. Mas foi essa disposição para o trabalho que virou o jogo.

Um trabalho que poderia ter sido mais ameno se houvesse uma mídia menos partidarizada e mais diversificada. Sem ela o presidente foi para o sacrifício.

Pesquisadores nas áreas de história e comunicação já tem um excelente campo de estudos daqui para frente. Comparar, por exemplo, a cobertura jornalística do governo Lula com suas realizações. O descompasso será enorme.

As inúmeras conquistas alcançadas ficariam escondidas se o presidente não fosse às ruas, às praças, às conferências setoriais de nível nacional, aos congressos e reuniões de trabalhadores para contar de viva voz e cara-a-cara o que o seu governo vinha fazendo. A NBR, televisão do governo federal, tem tudo gravado. É um excelente acervo para futuras pesquisas.

Curioso lembrar as várias teses publicadas sobre a sociedade mediatizada, onde se tenta demonstrar como os meios de comunicação estabelecem os limites do espaço público e fazem a intermediação entre governos e sociedade.

Pois não é que o governo Lula rompeu até mesmo com essas teorias. Passou por cima dos meios, transmitiu diretamente suas mensagens e deixou nervosos os empresários da comunicação e os seus fiéis funcionários, abalados com a perda do monopólio da transmissão de mensagens.

Está dada, ao final deste governo, mais uma lição. Governos populares não podem ficar sujeitos ao filtro ideológico da mídia para se relacionarem com a sociedade.

Mas também não pode depender apenas de comunicadores excepcionais como é caso do presidente Lula. Se outros surgirem ótimo. Mas uma sociedade democrática não pode ficar contando com o acaso.

Daí a importância dos blogueiros, dos jornais regionais, das emissoras comunitárias e de uma futura legislação da mídia que garanta espaços para vozes divergentes do pensamento único atual.

Esnobado pelo PSDB, PPS quer formar bloco de oposição com o PV


Vermelho
www.vermelho.org.br

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29/11/2010

Esnobado pelo PSDB, PPS quer formar bloco de oposição com o PV


Encolhido depois das eleições 2010 e esnobado por “aliados” como PSDB e DEM, o PPS vai propor ao PV formar um bloco de oposição ao governo na Câmara dos Deputados. A decisão foi debatida no sábado (27), em encontro do partido que reuniu mais de cem representantes do partido que participaram de encontro encerrado.
No encontro, o presidente da sigla, Roberto Freire, descartou definitivamente uma fusão com o partido tucano. “Não queremos fusão [com o PSDB]. Queremos discutir e propor a social-democracia”, reforçou Jungmann.

A união com o PV — que elegeu 15 deputados em outubro — visa a reunir número suficiente de parlamentares para conquistar lugares na Mesa Diretora e nas comissões da Câmara. O PPS pode tentar também formar uma frente com partidos menores para tentar ganhar um mínimo de musculatura no Congresso.

A legenda viu reduzir de 22 para 12 o número de deputados na Câmara e tem apenas Itamar Franco (PPS-MG) no Senado. O presidente do partido, Roberto Freire, já admite até mesmo deixar a oposição e integrar-se à base de Dilma, desde que o Palácio do Planalto altere a atual política econômica.

De acordo com o deputado federal Raul Jungmann (PPS-PE), a ideia mais forte é que o PSDB e o DEM também façam parte do bloco — mas as legendas ainda não se manifestaram. “Se eles [PSDB e DEM] não quiserem ou não responderem, vamos procurar o PV. Queremos espaço na Mesa [Diretora]”, disse o deputado.

Só que a inclinação do PV é fechar acordo com o “bloco de esquerda” (PCdoB, PSB e PDT e PRB), desde que garanta a Comissão de Meio Ambiente. O líder do PV na Câmara, Edson Duarte (BA), foi designado pelo partido para a articulação política dentro do Congresso e refutou qualquer possibilidade de o partido se juntar neste primeiro momento à oposição.

“A tendência é o PV formar bloco com partidos da base governista como o PSB e o PSC. O PPS também tem historicamente boas relações com o PV, mas, se tiver com o PSDB, certamente recusaremos”, afirma. “Com o bloco, poderemos ter maior espaço político, sobretudo nas comissões — o que tivemos muita dificuldade nessa legislatura por estarmos sozinhos.”

Da Redação, com agências

A influência de Lula no mundo



Lula influente

A "FP" ouviu seus eleitos para a lista de "líderes que mais influenciaram" no ano. Pela ordem, Ahmadinejad, Lula e os chineses Hu Jintao e Wen Jiabao

Visto como descartado por Dilma Rousseff no Brasil, Celso Amorim acumula entrevistas e premiações, do espanhol "La Vanguardia" à revista americana de comércio hemisférico "Latin Trade". Na capa mais recente, semanas atrás, a "LT" elegeu o chanceler como "líder inovador do ano", justificando ser "um diplomata que faz a diferença". No Nelson de Sá

sábado, 27 de novembro de 2010

130 anos do INSTITUTO DE EDUCAÇÃO DO AMAZONAS



De manhã funcionava o GRUPO ESCOLAR PRINCISA ISABEL, onde estudei, na década de 40.
Foi feito por Alvaro Maia sobre as fundações do palácio do governo não concluído por Eduardo Ribeiro, em Manaus, cuja planta está ao lado. CLICK PARA AMPLIAR.

sexta-feira, 26 de novembro de 2010

Pronunciamento de Leonel Brizola Durante a Marcha dos Cem Mil



Pronunciamento de Leonel Brizola Durante a Marcha dos Cem Mil

Brasília - 26 de agosto de 99 - Companheiros, Companheiras. Companheiros dirigentes dos partidos de Oposição, aliados na luta popular, presidentes de entidades. Nossos companheiros de estado, governadores que aqui se encontram e uma saudação muito especial às nossas companheiras que vieram a esta marcha, nesssa concentração e aqui estão ombro a ombro conosco para mostrar ao país e ao povo, especialmente, o incorformismo do povo brasileiro.

Eu quero pedir desculpas a todos os dirigentes que foram lá fazer a entrega das assinaturass. Achei que não podia ir. Mas eu sou solidário com eles, sou solidário a tudo que se fizer contra este governo e por conseguinte eu sou solidário com a instalação da CPI,e do processo de responsabilidade. Mas eu quero dizer a vocês todos que o que eu considero o queo Brasil reclama e precisa e necessita é a Renúncia deste homem que está aí. Eu sei que é difícil, mas não é impossível. Claro que se nós formos lá, para os tapetões e para os salões, ele jamais sentirá que é necessário a Renúncia. Mas a partir deste ato que realizamos em Brasília, com esta enorme multidão que aqui veio, eu posso dizer que a partir de hoje, ele vai começar a pensar diferente. E a partir de amanhã, mais ainda.

E ainda há outro motivo que seria bom destacar, muita gente pode entender, a própria mídia, imprensa que está aí sempre apoiando este presidente, este Governo, pode entender que nós paramos, terminamos, paramos, encerramos aqui com a entrega deste milhão de assinaturas, que paramos aqui; NÃO, eu procurei marcar uma posição em nome de todos nós, porque nós estamos unidos e se hoje podemos estar caminhando paralelamente, amanhã estaremos no mesmo grupo. Porque este ato, este dia de hoje é só o começo, o começo de uma grande caminhada, de uma grande jornada que vai só parar no dia em que tivermos, em nosso país, um governo, que nele confie o povo brasileiro e que seja o depositário de nossas esperanças. Eu sou um que não posso estar de acordo com recomendações que nos venham dizer: vamos com calma, ta certo, nós precisamos agir com serenidade, vamos esperar com calma é que eu não estou de acordo. Porque quando se tem a barriga vazia e os filhos sem emprego, não se dá para esperar com calma as medidas da economia.

Este homem que está aí ocupando a Presidência da República. De forma indevida: primeiro ele atropelou a Constituição. Conspirou para obter seu 2° mandato. Rasgando a legitimidade democrática, porque ele foi eleito para um mandato e somente um mandato. Jamais foi colocado lá em cima para usar os poderes que o povo lhe deu, para conseguir um 2° mandato por manobras de compras de votos, as mais vergonhosas, as mais indecorosas.

E o pior, ele enganou todo o povo brasileiro, escondendo a crise que só veio estourar 3 meses depois, sempre às custas do povo brasileiro, que além de não ter a legitimidade digna que um presidente precisa ter, ele tornou-se culpadamente um presidente incompetente. Porque ele falhou no 1° mandato, ele levou o país ao desastre, ele é o responsável por esta crise.

E nós pleiteamos sua renúncia, porque nós esperamos que ao menos este ato de patriotismo ele pratique por todos e pelo país. Deixando o Governo do país nas mãos do povo, nas mãos dos brasileiros. Ilustres companheiros e companheiras, povo brasileiro,ele está praticando atos impatrióticos, ele está vendendo esta Nação, ele está abrindo este País para os grupos internacionais nos colonizarem. Ele está entregando o país, e eu digo a vocês, como eu falava para os jornalistas, que se Cristo viesse ao país agora, e visse o país sendo entregue por esta gente, e por este Presidente, ele ia proteger os brasileiros de vara na mão, como ele protegeu seu povo dos vendilhões do Templo.

Este comício vai marcar um momento na vida nacional, como os jovens marcaram na Marcha dos Cem Mil em maio de 1968, em plena ditadura. Como as grandes concentrações, como a Marcha da Candelária, com um milhão de pessoas, que marcou a História do Brasil, praticamente decretando o fim da ditadura. Com este Ato aqui, companheiros, pode ser um marco na História do Brasil, contra a ditadura deste Governo, que vai derreter-se como uma pedra de gelo que derrete ao sol do meio-dia. Tudo vai mudar. Começou a virada na vida brasileira. E agora, mais do que nunca, nós temos que preparar mais assinaturas, pedindo a renúncia deste Governo. Com mais 1 milhão, ou 2 ou 3. E vamos até aceitar o desafio do Governo, de 5 ou 10 ou 15 ou 20 milhões. Porque do povo brasileiro, apenas 12% apóia este Governo, e 80% ou mais do povo brasileiro está desejando esta mudança.

E nós lutamos pela renúncia, porque com este aí, está provado, o Brasil não vai sair do atoleiro em que se encontra. Nós precisamos estar unidos, porque evidentemente não é uma união como se fôssemos um rebanho, de ovelhinhas todas iguais. Nós somos Partidos Democráticos e Populares. Nós estamos unidos no principal, mas no conjunto a nossa união é a unidade na diversidade. Nós temos caminhos paralelos, mas não tenha dúvida, que nós vamos chegar lá, com os mesmos princípios. E como disse aqui o José Dirceu, nós não vamos voltar aqui nem uma ou duas vezes. Nós vamos voltar no momento certo para subir as escadarias do Palácio do Planalto, e entronizar um Presidente que seja da confiança do povo brasileiro. Nós vamos proceder como em 1950, os veteranos que aqui se encontram sabem o que eu estou falando. Em 1950, um homem sozinho se elegeu enfrentando todos estes Poderes, as grandes empresas, o capital estrangeiro e os grupos militares reacionários. Enfrentando estes partidos conservadores, toda esta casta dominante. Sozinho, chegou à Presidência da República: o presidente Getúlio Vargas. Esta é a nossa contradição. Este aqui não vai marcar nenhuma etapa terminal, nós vamos seguir pelo Brasil e coletar milhões e milhões de assinaturas pedindo a mudança do Governo. Porque só com esta mudança, o povo brasileiro vai restabelecer seus direitos e vai sobretudo dar um basta neste envolvimento neo-colonial que está cortando o futuro da nação. Particularmente, dos nossos netos e dos nossos filhos. Vamos em frente, companheiros. Vamos juntos, e nós vamos vencer.

Sucuri de quase 6 metros é capturada no Triângulo Mineiro


Sucuri de quase 6 metros é capturada no Triângulo Mineiro



Réptil estava atacando outros animais em sítio da região


Uma cobra sucuri de quase 6 metros foi capturada em um sítio de Campina Verde, no Triângulo Mineiro. O animal pesa aproximadamente 80 kg e foram necessários cinco homens para carregá-la.

O réptil estava atacando animais em um sítio da cidade. O dono da fazenda chegou a flagrar a cobra tentando engolir uma capivara, mas chegou a tempo de evitar a morte do roedor.

Com o apoio da Polícia Militar de Meio Ambiente, os moradores usaram um alçapão para prender a sucuri. A cobra, mesmo imobilizada, deu trabalho aos militares por causa do peso.

Ela foi solta logo depois em uma mata na cidade de Iturama, também no Triângulo.

Segundo a PM de Meio Ambiente, a sucuri pode viver até 30 anos e é a segunda maior serpente do mundo - atrás da píton reticulada. As fêmeas são maiores do que os machos e a espécie tem fama de ser perigosa.

Lula arranca aplausos de pé ao se despedir na Unasul




Lula arranca aplausos de pé ao se despedir na Unasul


Chefes de Estado se emocionaram.

A despedida do presidente Luiz Inácio Lula da Silva na cúpula da União das Nações Sul-Americanas (Unasul) provocou aplausos de pé no auditório. A reunião na Guiana foi centrada na estabilidade democrática da região, em formas de aumentar a integração e na sucessão de seu secretário-geral, o falecido Néstor Kirchner.

- Vou embora satisfeito. Vou convencido de que conseguimos fazer nestes anos o que vários companheiros tentaram fazer durante décadas e não conseguiram: aprendemos a nos respeitar, a conviver democraticamente na diversidade.

Como exemplo, Lula lembrou que há seis meses teria sido impossível imaginar que a relação entre o presidente venezuelano, Hugo Chávez, e o colombiano, Juan Manuel Santos, fosse "tão harmoniosa" como é agora, apesar de suas diferenças ideológicas. O comentário fez com que as duas autoridades dessem um aperto de mão caloroso perante o auditório.

Colômbia e Venezuela viveram em julho deste ano uma ruptura diplomática e, desde a chegada de Santos ao poder, em agosto, as relações estão se restabelecendo.

- Este é para mim o milagre da política. Se víssemos uma foto do que era a América do Sul em 2000 e do que é hoje, iríamos perceber o avanço, que houve gente eleita com o compromisso de fazer política social.

Lula: América Latina anda com “cabeça erguida"

O carismático presidente brasileiro garantiu que a América Latina hoje tem "mais soberania e autodeterminação" que há dez anos e pode entrar em cúpulas internacionais "com a cabeça erguida".

- Nossa América não era pobre apenas porque os estrangeiros nos tornaram pobres, mas porque, século após século, tivemos uma elite que só dava valor ao que vinha de fora.

Por fim, Lula pediu para que sejam trabalhados temas concretos, como a união energética, para conquistar a prosperidade de toda a Unasul, e disse aos outros presidentes que, apesar da dificuldade, não devem desistir de avançar na integração.

RAIOS




Foto: National Geographic

A PRESIDENTE FAZ VIAGEM PARTICULAR

China alerta contra atos militares em sua zona econômica






China alerta contra atos militares em sua zona econômica

Advertência de Pequim é feita após Pyongyang alertar que Seul e EUA aproximam Península da Coreia da guerra com manobras militares


iG São Paulo | 26/11/2010 12:45

A China alertou nesta sexta-feira contra quaisquer ações militares em sua zona econômica exclusiva, em resposta à realização a partir do domingo de manobras conjuntas entre EUA e Coreia do Sul. Washington enviou um porta-aviões para participar dos exercícios militares, que devem durar quatro dias. A zona econômica exclusiva é uma área naval de até 200 milhas náuticas a partir da costa de um país.

"Nos opomos a qualquer ato unilateral conduzido na zona econômica exclusiva da China sem aprovação", declarou o porta-voz do Ministério das Relações Exteriores da China, Hong Lei, em resposta sobre qual a posição chinesa em relação ao envio do porta-aviões americano George Washington à região para participar de exercícios navais militares com a Coreia do Sul.


Foto: AP
Visitantes caminham ao lado de tela que mostra vídeo de combate da China contra os EUA na Guerra da Coreia (1950-1953) em ponte destruída no conflito em Dandong, China
A situação atual na Península Coreana é complicada e sensível. Todas as partes devem mostrar moderação, trabalhar em favor da distensão, da manutenção da paz e da estabilidade da península, e não o contrário", completou Hong.

Coreia do Norte faz advertência

A declaração da China foi feita após a Coreia do Norte, que lançou disparos contra uma ilha sul-coreana na terça-feira deixando quatro mortos, ter afirmado nesta sexta-feira que os exercícios militares conjuntos entre EUA e Seul aproximam a região de uma guerra.

"A situação na Península Coreana está à beira de uma guerra por causa do imprudente plano desses elementos de realizar novos exercícios de guerra voltados contra a Coreia do Norte", afirmou a KCNA, agência oficial de notícias norte-coreana.

Obama leva cotovelada no rosto


Obama leva cotovelada no rosto durante jogo de basquete e toma 12 pontos

DAS AGÊNCIAS DE NOTÍCIAS

O presidente dos Estados Unidos, Barack Obama, teve que levar 12 pontos no lábio depois de uma cotovelada violenta durante um jogo de basquete, informou a Casa Branca.

Obama, fã e jogador frequente de basquete, estava jogando com amigos e familiares em um jogo cinco contra cinco em Fort McNair, uma base militar americana em Washington.

Tim Sloan/AFP

"Brasil precisa se proteger e cuidar das contas externas"





"Brasil precisa se proteger e cuidar das contas externas"

A economista Maria da Conceição Tavares defendeu nesta sexta-feira, durante a Conferência do Desenvolvimento, promovida pelo IPEA, em Brasília, que o Brasil deve proteger sua economia, reverter o processo de sobrevalorização do real e adotar mecanismos de controle de capital para evitar um ataque especulativo. Em sua fala, ela deixou algumas sugestões para o futuro governo Dilma: "Eu diria que a primeira preocupação agora é, sem dúvida nenhuma, com o setor externo. Se ele continuar assim vai haver degradação da indústria, déficit crescente da balança de pagamentos e uma fragilidade externa que na crise de 2008 nós não tivemos". O artigo é de Katarina Peixoto.

Katarina Peixoto

Data: 26/11/2010
O sexto painel da Conferência do Desenvolvimento, promovida pelo Instituto de Pesquisa Econômica Aplicada (IPEA), em Brasília, apresentou um tema abrangente e desafiador: Macroeconomia e Desenvolvimento. Um tema à altura da homenagem feita pelo IPEA aos 80 anos da professora Maria da Conceição Tavares, formadora de mais de uma geração de economistas brasileiros. Bem humorada, ela brincou com a relação entre a homenagem e o tema escolhido para a conferência:

“Esta homenagem está gloriosa, porque o clima é Woodstock, não é. Vamos ver se sou capaz de tocar guitarra elétrica. O tema proposto para mim, só tocando guitarra elétrica. Macroeconomia e desenvolvimento não são temas pensados conjuntamente, geralmente”.

O propósito da política macroeconômica, lembrou, é evitar os desequilíbrios. E agora mais do que nunca em função da crise econômica mundial. Maria da Conceição Tavares fez um rápido resumo do quadro atual.

“Neste ano que passou foram os países ditos emergentes que cresceram. O primeiro mundo não cresceu nada. A crise de 2008, agora em 2010, veio repicada com a crise na Europa. A política macroeconômica na Europa deve estar fazendo Keynes se remover na tumba. Um desemprego cavalar e eles vêm com ajuste fiscal. Além de tudo há uma pletora de dólares. O Banco Central europeu está sustentando os países mais pobres da UE, mas o problema não é de liquidez, mas de insolvência”.

Frente a essa situação, alertou, o Brasil precisa ficar atento:

“Nossa taxa de juros é historicamente cavalar. Não é uma maluquice do presidente do Banco Central. Desde a década de 70 que a taxa de juros primária é muito alta. E as taxas ativas dos bancos também são muito altas. Então estamos numa situação braba: que tipo de investimentos essa taxa de juros elevada atrai? O investimento direto não tem nenhum problema, desde que sejam estertores importantes do desenvolvimento. Mas nossas taxas de juros fazem com que sejamos atrativos para o capital especulativo. Resultado: estamos com uma grande sobrevalorização do real”.

Diante deste quadro, acrescentou, a economia brasileira precisa se proteger, não apenas dos Estados Unidos, mas também da China. Neste ponto, ela fez algumas advertências importantes ao governo Lula e, principalmente, ao futuro governo Dilma:

“Temos aumentado desvairadamente as importações. Está um festival de importação. Nós estamos diminuindo o conteúdo de valor agregado de nossa indústria, até com coeficiente em importação em aço, no qual temos competitividade internacional, temos 15% da importação em aço. Há sobra de aço na Europa, que está fazendo dumping para cima da gente e nós deixamos. Eu diria que a primeira preocupação agora é, sem dúvida nenhuma, com o setor externo. Se ele continuar assim vai haver degradação da indústria, déficit crescente da balança de pagamentos e uma fragilidade externa que na crise de 2008 nós não tivemos. Foi a primeira vez que o Brasil passou por uma crise sem se arrebentar. Ao contrário, somos credores líquidos internacionais. Passar dessa situação, outra vez, para devedor líquido é péssimo. Só não passamos a tanto porque o governo é credor líquido. Mas as grandes empresas, o capital privado já está devendo. O que significa que qualquer repique da crise internacional pode nos trazer problemas”.

O governo tem de estar atento, enfatizou a economista, para não agravar o déficit fiscal. “A inflação é de custos, não de demanda. Então, não é o caso elevar taxa de juros, para não agravar o déficit fiscal, aumentando o serviço da dívida. Isso tira a possibilidade de desenvolvimento. Como se faz desenvolvimento com uma taxa de juros dessas?” - indagou.

A economista garantiu que não discutiu pessoalmente esses temas com ninguém do governo. E reafirmou a defesa da adoção do controle de capitais para proteger o país de um ataque especulativo.

“Já disse publicamente e repito, penso que numa situação como essa tem de ter controle de capitais. Todos os controles quantitativos. Aumenta o compulsório. Controla a taxa de crédito. Mas não com essa taxa de juros. Mesmo que o FMI tenha dito que controle de capitais pode ser recomendado, na atual conjuntura, o “mercado” e “os do mercado” aqui no Brasil não suportam ouvir isso. Mas temos no Banco Central gente discreta, não vedetes. Eu acho que a mudança do presidente do BC se prende a isso”.

O Brasil, recomendou ainda a economista, precisa fazer uma política fina e ir diminuindo lentamente a taxa de juros e a taxa de câmbio. “Devagar com o andor que o santo é de barro. Tem de andar devagar”, enfatizou.

E criticou aqueles que defendem o corte de gastos para promover um duro ajuste fiscal.

“O eixo deste governo é a política econômica com eixo social. Esse é o nosso custeio. Cortar para investir, para agradar a imprensa? Eu acho que não há sentido nenhum. No desenvolvimento econômico, o eixo social está correto. Mas se não cuidarmos da parte cambial, não conseguiremos fazer política industrial e tecnológica e, no longo prazo, não há desenvolvimento econômico regredindo nessas coisas”.

Maria da Conceição Tavares manifestou confiança na capacidade da presidente eleita Dilma Rousseff enfrentar esses problemas:

“Graças a deus a nossa presidente é uma mulher de coragem, de discernimento e economista competente. Este primeiro ano dela é complicado, em todos os sentidos. Enfim, que deus a proteja. Não adianta pedir que deus proteja individualmente nestas questões. Nestas questões é melhor proteger o coletivo”.

“Tenho muita fé na presidente, mas uma coisa é saber, outra é operar – não sei se a proporção de forças dos industriais pesam tanto quanto a dos banqueiros. Para sair dessa encrenca, agora mais do que nunca, não dá para deixar para o mercado ou a divina providência. A solução é humana e de todo o governo. Até o fim dessa década vamos erradicar a miséria, para que isso ocorra não podemos fazer coisas que abortem essas intenções.”

O Brasil tem um caminho duro pela frente, concluiu, e “deve agir com a autonomia de um país independente e soberano”. “Precisamos fazer uma defesa soberana da política industrial, cambial e de balanço de pagamentos. Não quero que me impinjam política macroeconômica que me atrapalhe o desenvolvimento. E que não se espere que o G7, G20, o G 400 resolvam alguma coisa, porque a ordem mundial está uma bagunça e o mundo hoje é multipolar. Acho melhor cumprir o nosso papel”.

DESMATAMENTO NO ACRE


FOTO DE MARGI MOSS

AFLUENTE DO ACRE

Crise interna no PSDB




Sérgio Guerra tenta encerrar crise interna no PSDB




O presidente nacional do PSDB, senador Sérgio Guerra (PE), teve que entrar em campo hoje para tentar pôr um ponto final no bate-boca público que alimenta a guerra interna entre tucanos de São Paulo e de Minas Gerais. "A grande verdade é que tratar de candidatura presidencial agora é uma ação que agride o bom senso e beira o ridículo", disse Guerra, passando um "pito" nas duas alas que disputam poder no partido.


A tensão entre paulistas e tucanos atingiu seu ponto máximo esta semana, quando o presidente do PSDB de Minas, deputado Narcio Rodrigues, cobrou dos paulistas o respeito à "fila de presidenciáveis" da legenda, onde, a seu ver, o senador eleito Aécio Neves ocupa hoje o primeiro lugar.


Guerra adverte que, em vez de fazer ataques, os tucanos devem se esforçar para que não apenas os líderes, mas também os eleitores dos dois Estados onde se concentra a principal base política do PSDB, caminhem juntos em torno de um projeto nacional.


Em tom ameno, o senador Eduardo Azeredo (PSDB-MG) admite que é muito cedo para tratar de sucessão e adverte que paulistas e mineiros precisam uns dos outros para chegar ao Palácio do Planalto. Mas lembra que, desde que foi criado em 1988, o PSDB só lançou paulistas à Presidência e que os mineiros entendem que Aécio é o próximo candidato.


"Vão ter que nos engolir", declarou Narcio Rodrigues ao jornal O Estado de S. Paulo ontem, em resposta à entrevista do presidente do PSDB da capital paulistana, José Henrique Reis Lobo, ao Portal do Estadão no final de semana. Na fala de Lobo, Aécio foi citado apenas como um nome em meio ao "conjunto de novas lideranças que emergiu das urnas". Narcio afirmou que não reconhecia autoridade em Lobo para discutir o projeto nacional.


Embora o presidente nacional do partido tenha feito sua intervenção em tom de advertência a todos, esta afirmativa do mineiro mereceu um puxão de orelhas em particular. "O companheiro Lobo é pessoa conhecida no partido, preside o diretório municipal de São Paulo e tem todo o direito de emitir seus pontos de vista", defendeu Guerra, lembrando que também tomara a defesa dos mineiros quando Xico Graziano, que trabalhara na campanha do candidato José Serra, insinuou na rede de microblogs twitter que Aécio era o culpado pela derrota em Minas Gerais.


Antes de Guerra se manifestar, o próprio Lobo redigiu uma nota em resposta a Narcio Rodrigues. Disse aos companheiros que iria pôr panos quentes na fervura da briga, mas abriu o texto de 11 linhas dizendo que o deputado mineiro não leu sua entrevista ao Portal, "ou está querendo um pretexto para polemizar". Afirmou que não há uma palavra sua que possa ser tomada como "desconsideração pelo nome de Aécio Neves como candidato a presidente em 2014", mas deixou claro nas entrelinhas que não raciocina com o conceito da fila de presidenciáveis.


Lobo argumentou que este assunto não estava em pauta e que considera "prematuro" discutir quem será o candidato daqui a quatro anos. Em seguida, afirmou que, "se o nome do senador mineiro vier a ser escolhido, tem certeza de que o PSDB de São Paulo trabalhará sem tréguas para elegê-lo". E arrematou em tom de ironia, dizendo que a expressão "vão ter que nos engolir" não era a "mais elegante para se referir aos paulistas".

quinta-feira, 25 de novembro de 2010

A ROTA DE FUGA





O delegado Rodrigo Oliveira, subchefe operacional da Polícia Civil, disse, por volta das 17h40 desta quinta-feira (25), que a Vila Cruzeiro, na zona norte do Rio de Janeiro, "agora pertence ao Estado e à sociedade carioca". A favela está ocupada por aproximadamente 200 policiais civis e militares - o Bope (Batalhão de Operações Especiais) também continua no local.

Ainda segundo o delegado, as operações continuam a ser realizadas na comunidade para que se alcance todos os objetivos. Ele disse ter presenciado cenas violentas nesta quinta, que caracterizou como um "dia histórico", como carros e caminhões queimados. Ele afirmou ter visto várias marcas de sangue, mas ainda não confirmou mortos.

- Muitos criminosos se deslocaram para o complexo do Alemão, mas ainda há bandidos na Vila Cruzeiro. Os chefes já saíram da Penha.

Os cinco blindados da Marinha que estavam na operação saíram da comunidade e foram para o batalhão de Olaria (16º BPM).

O HARRIER

Dilma recusa convite para visitar Obama nos Estados Unidos




Dilma recusa convite para visitar Obama nos Estados Unidos





Ela alegou “problemas na agenda” ao embaixador americano no Brasil

Wanderley Preite Sobrinho, do R7.


O assessor especial para assuntos internacionais da Presidência, Marco Aurélio Garcia, informou nesta quinta-feira (25) que a presidente eleita, Dilma Rousseff, recusou o convite dos Estados Unidos e não vai se encontrar com o presidente americano, Barack Obama, antes de sua posse, marcada para o dia 1º de janeiro.

Ao R7, ele disse que a petista já deu o recado para o embaixador dos Estados Unidos no Brasil, Thomas Shannon. A justificativa foi “problemas de agenda”.

- Ela lamentavelmente não vai poder ir aos Estados Unidos, mas ela disse ao embaixador que tem todo o interesse de encontrar com Obama logo depois.

Os americanos decidiram pedir o encontro depois que Dilma e o presidente Luiz Inácio Lula da Silva disseram na última reunião do G20 que americanos e chineses estavam promovendo uma disputa cambial em prejuízo de outros países.





Palocci é convidado para Casa Civil


Dilma confirma equipe econômica
A discussão do tema só foi adiada. Isso porque já estava previsto que Dilma convidaria Obama a visitar o Brasil no começo do ano que vem.

Marco Aurelio Garcia se reuniu hoje com Dilma na Granja do Torto, casa de campo da Presidência, para falar sobre temas internacionais para o próximo governo. Sobre a equipe ministerial de Dilma, Marco Aurélio disse que nem tocou no assunto.

MERCEDES DE OURO


MERCEDES TOTALMENTE REVESTIDA DE OURO EM DUBAI

Rainha Elizabeth 2ª visita Emirados Árabes Unidos


Rainha Elizabeth 2ª visita Emirados Árabes Unidos após mais de 30 anos


A rainha Elizabeth 2ª visitou uma das maiores mesquitas do mundo nesta quarta-feira, em sua primeira viagem de Estado em mais de 30 anos aos Emirados Árabes Unidos (EAU), rico país árabe do Golfo e com fortes laços com o Reino Unido.



A monarca, de 84 anos, usou um chapéu branco coberto por um véu dourado em sua visita à Grande Mesquita Xeque Zayed, em Abu Dhabi. A mesquita faz parte de um enorme complexo de mármore, e contém a tumba do xeque Zayed bin Sultan al Nahyan, o primeiro presidente dos Emirados Árabes Unidos após ganhar status de Estado, depois de mais de cem anos sob protetorado britânico.

Acompanhada de seu marido, o príncipe Philip, e de líderes dos Emirados, a rainha parou por um momento do lado de fora da mesquita para retirar seus sapatos. Ela estava acompanhada ainda por seu filho, o príncipe Andrews, e o ministro das Relações Exteriores, William Hague.

Marwan Naamani/AFP

A rainha Elizabeth 2ª e seu marido, o príncipe Philip, visitam mesquita em Abu Dhabi

Os laços históricos do Reino Unido com a região remontam ao século 19. Os EAU tornaram-se uma nação em 1971, após mais de um século sob proteção britânica como parte de um armistício para proteger os navios passando pelas importantes rotas até a Índia.

O Reino Unido também teve um papel-chave em desenvolver o Exército e outras instituições no país.

A última visita da rainha aos Emirados foi em 1979, antes de o país passar por uma grande expansão econômica que atraiu trabalhadores e empresas de todo o mundo, incluindo mais de 100 mil britânicos e 4.000 negócios britânicos.

Na quinta-feira, a rainha deve ir para o vizinho Omã, onde o sultão Qabus celebra 40 anos de reinado.

quarta-feira, 24 de novembro de 2010

Para analistas, escolhas indicam 'mão forte' de Dilma sobre economia



Para analistas, escolhas indicam 'mão forte' de Dilma sobre economia



Rafael Spuldar,
Da BBC Brasil em São Paulo


Dilma escolheu Tombini para o BC e manteve Mantega na Fazenda.
Especialistas ouvidos pela BBC Brasil afirmam que a permanência de Guido Mantega como ministro da Fazenda e a entrada de Alexandre Tombini no Banco Central (BC) podem indicar que a futura presidente, Dilma Rousseff, terá um comando forte sobre a economia, colocando esta área em primeiro plano.

Tombini foi anunciado nesta quarta-feira como o substituto de Henrique Meirelles, que completará oito anos no cargo. Sua posse depende de aprovação do Senado. Já Guido Mantega foi confirmado para permanecer à frente do Ministério da Fazenda.

Também foi anunciado que a atual secretária-executiva do Programa de Aceleração do Crescimento (PAC), Miriam Belchior, será a ministra do Planejamento, no lugar de Paulo Bernardo.

Segundo o economista Roberto Troster, da consultoria Integral Trust, o novo presidente do BC é "tecnicamente muito bom", por ter experiência de governo e por ter bom trânsito no mercado.

Sobre a permanência de Mantega, Troster afirma que o tom será de continuidade. "Ele já está (no ministério) há quatro anos e pouco, então todo mundo sabe como ele é".

Para o economista, os nomes anunciados por Dilma indicam que não haverá dissonâncias dentro da equipe econômica.

"Antes, tinha um comandante no BC e um comandante na Fazenda. Agora vai ter só um comandante da economia, que é a Dilma", diz Troster.

"Mais importante é a mudança de status da política econômica", afirma. "Ela deixa o nível ministerial e vira uma questão presidencial".

Cooperação

A opinião é compartilhada pelo economista-chefe da Confederação Nacional do Comércio e ex-diretor do Banco Central, Carlos Thadeu de Freitas Gomes. Para ele, Dilma comandará diretamente a equipe econômica, dando máxima atenção a esta área.

Para Gomes, o mais importante será a cooperação entre Tombini e Mantega na condução da política cambial, evitando a entrada excessiva de capital externo, o que valoriza o real e prejudica as exportações. “O problema de excesso de dólares também é um problema da Fazenda”, diz.

Gomes acredita que Tombini tem “experiência e moderação” para assumir o BC. Segundo ele, a vantagem de ter um funcionário de carreira na função é evitar “precipitações ideológicas”, que são um risco, segundo ele, se o titular do cargo for alguém ligado ao mercado.

“O mercado cobra decisões rápidas, que podem ser certas e erradas”, diz o economista. “Ter alguém de carreira (na presidência do BC) tira as pressões ideológicas”.

Para Gomes, Meirelles acabou sofrendo tais pressões, que levaram a altas de juros em momentos errados, mas que acabaram sendo “consertadas” depois.

Aprendizado

O ex-presidente do BC e professor da Fundação Getúlio Vargas Carlos Langoni afirma que a transição de Meirelles para Tombini será "suave e não traumática".

Ele diz que o novo presidente do BC tem credenciais acadêmicas, experiência no FMI e trabalha com a equipe de Meirelles há anos, o que faz dele uma escolha "tranquila".

Quanto a Mantega, Langoni afirma que a atuação da Fazenda neste ano foi boa, "sem cometer excessos", mas que o ministro ainda está em um "processo de aprendizado".

O ex-presidente do BC, no entanto, não acredita que a futura presidente venha a comandar diretamente a economia.

"Acho que Dilma tem responsabilidades que vão além da área econômica", diz Langoni.

"Não acho que seja desejável, nem acho que vá acontecer de ela se envolver diretamente na execução (da política econômica). Ela vai dar as grandes linhas e pedir que a equipe siga a orientação."

Langoni aposta que o governo, mesmo que a futura presidente negue, fará um ajuste fiscal e reduzirá despesas.

Segundo o professor da FGV, a influência do ex-ministro da Fazenda Antonio Palocci como “homem forte” de Dilma indica o caminho de uma redução dos gastos governamentais.

A entrevista de Lula aos blogueiros


Vermelho
www.vermelho.org.br

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24/11/2010
Vianna: entrevista de Lula aos blogueiros foi "fato histórico"




A velha mídia vai seguir existindo. Ninguém quer acabar com ela. Mas já não fala sozinha. Ao contrário: Estadão, UOL e outros ficaram ligados na entrevista dos blogueiros com o presidente Lula. Entrevista feita por blogueiros que Serra, recentemente, chamou de “sujos”. Os sujinhos entraram no jogo…

por Rodrigo Vianna, em seu blog O Escrevinhador

A dinâmica da entrevista não foi a ideal, certamente. Mas era a única possível: só uma pergunta por entrevistado, sem possibilidade de réplica, para que os outros blogueiros pudessem perguntar também (em coletivas “convencionais”, repórteres brigam pelas perguntas, atropelam uns aos outros muitas vezes; os blogueiros combinaram de agir de outra forma).

Além disso, faltaram as mulheres (só Conceição Oliveira entrou, via twitcam). Fizeram muita falta.

Mas o importante é registrar o fato histórico: blogs sem ligação com nenhum portal da internet foram recebidos pelo Presidente da República numa coletiva hoje cedo, no Palácio do Planalto. E os portais tradicionais (quase todos) abriram janelas na capa para transmitir a entrevista – ao vivo.

Não sei se os leitores têm dimensão do que isso significa: quebrou-se o monopólio. Internautas puderam perguntar, via twitter. O mundo da comunicação se moveu. Foi simbólico o que vimos hoje.

A velha mídia vai seguir existindo. Ninguém quer acabar com ela. Mas já não fala sozinha. Ao contrário: Estadão, UOL e outros ficaram ligados na entrevista com o presidente. Entrevista feita por blogueiros que Serra, recentemente, chamou de “sujos”. Os sujinhos entraram no jogo…

Foi só o primeiro passo. Caminhamos para a diversidade. O que é muito bom.

Quanto ao conteúdo, importante registrar que Lula anunciou: quando “desencarnar” da presidência (expressão repetida várias vezes durante a coletiva), vai entrar na internet. “Serei blogueiro, serei tuiteiro”.

O presidente deixou algumas questões sem resposta. Não explicou de forma convincente dois pontos: por que Brasil não abre arquivos da ditadura? E porque Paulo Lacerda foi afastado da PF e da ABIN depois da Satiagraha? Sobre esse último ponto, Lula chegou a dizer: “Tem coisas que não posso dizer como presidente da República.“

Hum… Frustrante. O mistério ficou. Paulo Lacerda contrariou quais interesses?

Os blogueiros não perguntaram sobre Reforma Agrária. Falha grave. Nem sobre saúde. E sobre política externa ninguém falou; felizmente, Lula desembestou a falar sobre o tema (mesmo sem ser perguntado), contando um ótimo (e divertido) bastidor sobre as conversas dele com o líder iraniano.

Natural que muitas perguntas tenham se concentrado na questão das comunicações. É essa a batalha que move os blogueiros. Mas ainda bem que surgiram também outros temas, como Direitos Humanos, jornada de trabalho, fator previdenciário, Judiciário, composição do Supremo.

Numa coletiva para a velha mídia, a pauta certamente seria diferente. Haveria mais perguntas sobre a composição do ministério de Dilma, sobre guerra cambial. Mas aí seria uma coletiva da velha mídia. Papel dos blogueiros foi trazer outros temas ao debate.

Poderíamos ter feito melhor, sem dúvida. Da próxima vez, deveríamos debater melhor a composição da bancada de entrevistadores. Fiquei um pouco frustrado, também, porque havia a promessa de uma segunda rodada de perguntas. Mas não houve tempo. Parte do jogo.

Importante é que esse canal está aberto.

Tentei, durante a entrevista, resumir o que Lula ia falando. Um resumo falho em vários pontos. Mas serve como uma primeira leitura.

Hoje, ainda, o “Blog do Planalto” deve subir a entrevista na íntegra (em vídeo e áudio).

A seguir, o resumo da primeira coletiva de um presidente da República aos blogueiros progressistas no Brasil.

(Pergunta do Renato Rovai, sobre avanços nas comunicações – por que não se avançou mais no mandato de Lula) “Avanço nas comunicações depende da correlação de forças na sociedade. Esforço agora pra votar PL29, chega uma hora e pára.” Lembra que foi difícil fazer Confecom, “muita gente querendo boicotar, bocado de gente não quis participar. Deixamos preparado, costurado pra Dilma avançar mais nessa área. Precisamos ter correlação de força no Congresso para ter mais avanços.” Eu agora quero desencarnar da presidência, deixar internamente de ser presidente. Ex-presidente é que nem vaso chinês, é bonito, mas muitas vezes não tem onde guardá-lo.” Fala do projeto de Azeredo (AI-5 digital) “estupidez – querer censurar internet.”

(Pegunta de Conceição Oliveira, via twitcam, sobre preconceito contra negros na escola) Lula lembra como foi difícil aprovar cotas, muita gente contra. “Matamos essa historia com ProUni, que trouxe muitos negros pra Universidade.” Lembra que vai lançar Universidade Afro-brasielira em Redenção (CE). Mas é um processo longo pra ensinar a historia, como negros chegaram ao Brasil, ensinar isso na escola. “Trabalho com a certeza de que a atual geração que está no Ensino Fundamental quando tiver 20 anos vai estar com a cabeça mais arejada para tratar da questão da igualdade racial, com mais força. Quando sair da presidência, quero visitar quilombos pelo país, ver o que avançou, o que não avançou. Estou otimista, vamos evoluir. Mas preconceito é uma doença que está nas entranhas das pessoas. Essa campanha (eleitoral) mostrou um pouco isso. O fato de alguém dizer que era preciso afogar um nordestino mostra isso. Se fosse nordestino e negro, então…”

(Leandro fortes sobre Direitos Humanos, PNDH-3) “Enquanto cidadão, sou contra aborto. Mas como chefe de Estado reconheço que é caso de saúde publica, meninas por aí fazem aborto, chefe de Estado sabe que isso existe, e não vai permitir que madame vá a Paris fazer aborto e uma menina pobre morra. PNDH 1 e 2, feitos no governo FHC, trataram as coisas de forma muito parecida. Os meios de comunicação que estão triturando agora PNDH3 não falaram nada no primeiro e segundo. Ate questão do controle social da mídia está nos planos anteriores.” Sobre Araguaia: “Eu gostaria de ter encontrado os cadáveres. Gostaria. Por isso mandamos a comissão pro Araguaia. É justo que a historia seja contada na sua totalidade, não apenas meia historia.”

(Altino Machado, sobre derrota de Dilma no Acre) “Erro político no Acre. Não foi o povo que errou, disso tenho certeza. Até Marina lá teria dificuldade pra se eleger. Uma das causas de ela ter saído a presidente é que teria dificuldades pra ganhar pro Senado”. Lula prometeu visitar o Acre em seis meses e esclarecer melhor o que se passou por lá. Prometeu entrevista ao Altino quando for pra lá, depois de deixar presidência.

(Rodrigo Vianna , sobre a velha mídia que agora é nacionalista, quer barrar entrada de estrangeiros) “Tem que ter controle de entrada de estrangeiros, sim. Uma coisa é ser dono de banco, que lida com bolso, outra é a imprensa que lida com a cabeça das pessoas. Mas tenho problemas na relação com a mídia antiga. Sei que lutaram pra me derrotar. Sou resultado da liberdade de imprensa nesse país. Temos telespectador, ouvinte, leitor. Eles (velha mídia) acham que povo é massa de manobra. Eles se enganam. Tem que lidar com internet, algo que eles não sabem como lidar. Temos também que trabalhar para democratizar a mídia eletrônica. Sai pesquisa com 80% de aprovação, e eles ficam assustados. Povo brasileiro conseguiu conquistar espaço extraordinário. Não se deixa levar por um colunista que não tem interesse em divulgar os fatos. Antes eles não tinham que se explicar, agora, eles tem. Precisa se explicar também para os blogueiros. Quanto mais liberdade, melhor…”

(Altamiro Borges pergunta sobre 40 horas e Fator previdenciário) Lula diz que seria necessário mudar, mas não dá resposta objetiva. Depende de negociações e tal…

(Ze Augusto, sobre Lula pós mandato, se ele vai cuidar da reforma Política) “Reforma Política, sou a favor. Quero saber porque há dificuldades dos partidos de esquerda ajudarem na reforma politica.”

(Eduardo Guimarães, sobre casos de alarmismo da mídia) Lula se estende e volta a lembrar as dificuldades na relação com a velha mídia.

(Sr Cloaca, sobre demora pra convocar Confecom e relação com mídia)

(Túlio Vianna, sobre indicações de Lula ao STF, perfil conservador) “Graças a Deus o Supremo não é minha cara. Se não, voltaríamos ao tempo do Império ou do ACM na Bahia. Indiquei companheiro Brito, indicação de juristas de esquerda. Depois, Joaquim Barboza (primeiro negro). Não conhecia Carmen quando indiquei. Lewandovski eu não tinha relação pessoal. O único com quem tinha amizade era o Eros Grau. Todos com visão progressista. O Peluso eu não conhecia. O Direito pra mim foi surpresa, muita gente tinha dúvida porque eu estaria indicando um ministro de direita, mas a atuação dele foi boa. Não pode indicar pensando na próxima votação na Suprema Corte, nem nos processos contra o presidente da República. Tem que pensar na competência jurídica. Tem gente de direita, de esquerda… Eu posso indicar até o dia 17, ou deixar a Dilma indicar. O indicado agora vai ter muita responsabilidade: Ficha Limpa, Mensalão, Batisti. Quero acretar com a Dilma, saber se tem alguém que ela quer indicar ou vamos construir junto. E faria o mesmo se o Serra tivesse ganho. É o jeito de ser republicano”

Volta a falar de mídia: “Não leio jornais, revistas. A raiva deles é que na os leio. Pelo fato de não ler, não fico nervoso. Tenho muita informação, mas não preciso ler muitas coisas que eles escrevem pra ter essa informação. Ninguém pode reclamar, ganharam dinheiro. Algumas (empresas de mídia) tavam quebradas quando eu cheguei ao poder”.

Fala de política externa: Lula conta que perguntou ao Ahmanidejad se é verdade que ele nega o holocausto, porque seria o único no mundo a negar. O líder iraniano negou, disse que quis dizer que morreram milhões na Segunda Guerra, não só judeus. Nunca ninguém (líderes importantes) tinha conversado com líder iraniano. Conta logo bastidor sobre conversas com iraniano.”

(Pierre Lucena sobre Satiagraha e PF, afastamento do Paulo Lacerda) “Tenho coisas que não posso dizer como presidente da República, mas posso dizer que quanto mais combate corrupção mais aparece. Mas PF nunca trabalhou 20% do que trabalhou no meu mandato. Paulo Lacerda saiu porque tava há muito tempo na PF. Esse companheiro Luiz Fernando é grande diretor da PF. A PF como um todo só merece elogio. No meu governo, minha família foi investigada, entraram na casa do meu irmão. Não agi pra evitar. Quero que investiguem tudo, escancare. Mas primeiro provem, depois denunciem.”

(pergunta de leitora, via twitter, sobre momento mais complicado na presidência) Lula diz que foi o acidente da TAM em Congonhas. Tentaram culpar governo pelo acidente. Ficou frustrado por ver vidas humanas usadas para abater o governo.

No fim, voltou à campanha eleitoral, falou do lamentável episódio da “Boilnha de entrevista” e repetiu: Serra deve desculpas ao povo brasileiro! (antes de a entrevista começar, Lula brincou com blgueiros: “vou amassar uma folhas e jogar bolinha na cabeça de vocês”).

Fonte: Blog Escrevinhador

-Veja aqui íntegra da entrevista dos blogueiros progressistas com Lula

http://www.vermelho.org.br/tvvermelho/noticia.php?id_noticia=142228&id_secao=29

'Maior censura é acreditar que mídia não pode ser criticada', diz Lula aos blogueiros





'Maior censura é acreditar que mídia não pode ser criticada', diz Lula aos blogueiros


Em entrevista a blogueiros, presidente destacou as transformações na comunicação, lembrando a importância da internet na democratização do setor e na hora de rebater e desmentir informações incorretas

Por: Guilherme Amorim, Rede Brasil Atual

Publicado em 24/11/2010, 13:20

Última atualização às 15:51



São Paulo – O presidente Luiz Inácio Lula da Silva criticou a atuação da mídia e defendeu a necessidade de regulamentação do setor. As declarações foram dadas durante entrevista coletiva concedida na manhã desta quarta-feira (24) no Palácio do Planalto a dez blogueiros. A conversa foi transmitida ao vivo para quase 7 mil pessoas.

Foram postos em pauta temas como liberdade de imprensa, regulamentação da mídia e direito de resposta e afirmou que a mídia pode e deve ser criticada. "Eu sou o resultado da liberdade de imprensa neste país. A maior censura que existe é acreditar que a mídia não pode ser criticada. A gente critica até nosso time de futebol, quanto mais a mídia", disse Lula, bem-humorado.

“Quando [o ministro da Secretaria de Comunicação Social, Franklin [Martins] convoca a conferência internacional com Inglaterra, Espanha, França etc., que são utilizados como exemplo pra tudo nesse país, eles dizem que não é crime ter regulação da mídia. Ninguém pode ter medo de debate”, disse o presidente, em referência ao Seminário Internacional das Comunicações Eletrônicas e Convergência de Mídias, realizado em Brasília no início do mês.

Lula destacou a importância da realização da Conferência Nacional da Comunicação (Confecom). “Depois da Confecom será inexorável a gente colocar em prática parte das decisões. A sociedade brasileira tem tanta sede de discutir comunicação quanto um nordestino do semi-árido de encontrar uma moringa de água gelada. Está posto o debate. A Dilma é quem vai fazer esse debate, e certamente vai mandar para o Congresso Nacional, e aí vocês entrarão em campo, meus caros”, disse o presidente.

O presidente chamou ainda de “estupidez” as tentativas de controlar a Internet, referindo-se ao polêmico projeto de lei apresentado pelo senador Eduardo Azeredo (PSDB-MG), conhecida como “AI-5 digital” pelos militantes da liberdade de informação.

"Povo está mais sabido"
O presidente recordou momentos em seu governo em que a mídia ajudou a disseminar o medo na população através de falsas denúncias ou informações incorretas. "Se daqui a 100 anos alguém for fazer uma história do meu mandato e pegar certas revistas, vai ter uma imagem horrivel. Vai ter que pegar uma revista estrangeira, ou quem sabe vocês da internet para ver a realidade", disse o presidente. "Eles se assustam com a aprovação de 80% do governo porque trabalharam o tempo inteiro para isso não acontecer. A eleição da Dilma foi uma vitória do povo brasileiro, e acho que vocês têm consciência do papel que desempenharam nisso", elogiou.

"Eles (a mídia) pensam que o povo é massa de manobra como era no passado. O povo está mais inteligente, mais sabido agora. Quando o cidadão conta uma mentira, é desmentido em tempo real, tem de se explicar", avaliou Lula, destacando o papel da internet e dos meios de comunicação alternativos – como os blogs – na representação democrática do país.

Lula comentou acontecimentos como a divulgação da "epidemia" de febre amarela, quando muitas pessoas adoeceram por tomarem a vacina preventina antes da orientação oficial do Ministério da Saúde. O mandatário lembrou também da gripe aviária, durante a qual ocorreram alegações de que havia ocorrências da doença em Marília (interior de São Paulo), o que causou instabilidade no mercado avícola.

Lula mencionou também o comportamento da imprensa durante a crise econômica de 2008, quando disse que a "crise é tsunami nos Estados Unidos e, se chegar ao Brasil, será uma marolinha". À época, essa declaração foi bombardeada pelos grandes meios de comunicação que defendiam que o Brasil deveria se preparar para uma grande turbulência na economia em crescimento. "Os setores da economia exageraram apenas no medo. Ninguém na história, do G20, o que for, tomou medidas tão rápido quanto nós", declarou o presidente, lembrando de ações como a redução do IPI (Imposto sobre Produtos Industrializados). Os blogueiros lembraram que o alarde provocado pelos meios de comunicação provocou demissões precipitadas e maciças no setor automobilístico.

Outro caso lembrado foi o da queda do avião da TAM no aeroporto de Congonhas, em São Paulo. Lula afirmou que aquele foi o seu dia mais triste no cargo de presidente da República. Ele comentou da forma como as notícias começaram a chegar, primeiro como se tivesse ocorrido um incêncio em um depósito do aeroporto, depois como um incêndio no depósito de cargas da TAM. Só se confirmou a queda da aéronave quando o presidente ligou a televisão. Ele contou sobre como a reportagens acusavam o governo de ser culpado pelo acidente, por negligência com as normas de segurança na pista de Congonhas. "Eu acho que eles pensaram assim, 'agora nós pegamos o Lula e trucidamos ele'. Depois que ficou patente, visível, que não era problema de pista, que foi um erro humano, foi um alívio", comentou.

A imprensa também foi criticada no caso da "bolinha de papel", quando o então presidenciável José Serra foi supostamente agredido por militantes do PT durante caminhada no Rio de Janeiro. "No dia do papel, eu não ia me pronunciar, mas aí vi a reportagem mostrando toda aquela desfaçatez. Eu perdi três eleições, poderia ter perdido a quarta e a quinta, mas jamais faria algo como aquilo", contou o ex-sindicalista, para quem o candidato derrotado deveria se retratar à população. "A violência foi o desrespeito ao povo brasileiro. Eu acho que o Serra tem que pedir desculpa, porque não se brinca com o povo brasileiro da maneira como aconteceu."

À margem do rio que não volta



À margem do rio que não volta


Por Wilson Figueiredo

Sem armar uma equação digna das observações implícitas no momento ainda de vibrações eleitorais, o sociólogo francês Alain Touraine, ao chegar ao Brasil (veio participar de um seminário de política internacional), fez referência ao “perigo de retrocesso” político. O eleitor estava ainda sob os efeitos de uma campanha presidencial estimulada pelo passado insepulto e por equívocos não dissipados.

Os aspectos favoráveis apontados por Touraine relacionam os mandatos de Fernando Henrique, que “construiu as instituições” e “fez uma transição perfeita da Presidência ao sucessor”, e os dois de Lula, que “realizou transformações sociais” e deslocou “dezenas de milhões de brasileiros da miséria e da exclusão”. Mesmo assim, tudo os separa e nada une o PSDB e o PT. Encalharam à margem do rio que não passa duas vezes pelo mesmo lugar.

Razões ocultas ainda perturbam, por falta de suficiente clareza política, boa parte dos cidadãos. Trocou-se a discussão política pelos aspectos negativos nos quais não se reconheciam os candidatos. O passado de cada um ficou deformado no espelho do competidor. Touraine concluiu que a verdade é que “não sabemos o que acontecerá daqui para a frente”.

Vejamos. Sob a Constituição de 1946 foram 18 os anos assim distribuídos: o presidente Dutra, isento de tentações, teve cinco. Getulio Vargas voltou pelo voto, não conseguiu governar e se matou. Veio JK, e o Brasil se reencontrou no espírito do legalismo, no otimismo, na inauguração da era do consumo e no advento da classe média e da indústria automobilística. Mas veio também a eleição de Jânio Quadros e o que se seguiu, da renúncia ao veto militar à posse do vice Goulart, ao parlamentarismo desconjuntado e, finalmente, à desatinada classe média nas ruas. E o golpe de Estado em 1964.

É possível que a falta de repercussão das ressalvas de Alain Touraine se deva à circunstância de que o brasileiro subiu alguns degraus no desempenho político no espaço de uma geração e não se reconhece no que parece. A classe média se tornou protagonista da própria democracia, que lhe reservava papel secundário. Já ocupa espaço social com sentido político consciente, mas os partidos fracionados não se deram conta de que o eleitor espera mais consideração do que o ato de depositar voto na urna. A candidatura de Dilma Rousseff não dividiu socialmente os brasileiros, nem mobilizou a parcela social que passou a fazer mais de uma refeição por dia, como o presidente Lula faz questão de lembrar. Não é por aí que se reconhece o perfil da classe média que, se ainda não é percebida no papel principal, já está mais consciente das prioridades de natureza social, e adquiriu peso decisivo na atualização da opinião pública.

O temor de retrocesso político não teve presença na campanha eleitoral. Já se passaram 25 anos de eleições sem o registro de qualquer dúvida sobre a legitimidade dos resultados. O princípio da maioria absoluta, com o recurso ao segundo turno para garantir a vitória a quem obtiver a metade dos votos (mais um) reforçou a legitimidade das seis eleições presidenciais diretas. Já vivemos o mais longo período de normalidade política e conteúdo democrático desde 1930.

Com características universais fáceis de identificar, a classe média se tornou, desde a volta à eleição direta, o fator de estabilidade que faltava antes da industrialização nacional e responde pela normalidade social. Em 1964 foi a classe média que, depois de eleger Jânio Quadros, se desequilibrou politicamente diante da renúncia sem explicação. E, na ansiedade que a surpreendeu, veio a ser a base social de uma solução política que não se sustentaria com o mínimo de democracia. Precisava de mais democracia e teve de se contentar com nenhuma.

MONGES REZAM NO CAMBOJA

BARATAS




Mitos, histórias e a importância das baratas são tema de projeto da UFRJ

RIO - Ela é uma das maiores vilãs do mundo animal. Transmite doenças, adapta-se a qualquer ambiente, e, como se não bastasse, é feia. Poucos discordariam de aplicar este julgamento à barata. Mas há quem se esforce para mudar a imagem do inseto. Um grupo do Instituto de Bioquímica Médica da Universidade Federal do Rio de Janeiro (UFRJ) prepara uma série de minidocumentários para provar que a cucaracha é importante na cadeia alimentar, fundamental para a limpeza de material orgânico e, além de tudo, pode até ter uma aparência simpática.



- Existe um confronto urbano entre o homem e a barata - destaca Roberto Eizemberg, que integra a equipe do projeto batizado de "Baratas: procuradas vivas ou mortas". - Não queremos que ninguém crie o inseto em casa. Mas é importante saber como ele é necessário à natureza, e de que formas podemos controlar o seu crescimento populacional nos centros urbanos.

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Existe um confronto urbano entre o homem e a barata
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.O boom das baratas poderia ser evitado com ajuda de sua maior inimiga: a vespa. Ela põe seu ovo no interior da ooteca da barata - uma estrutura de cálcio onde há dezenas de ovos. A larva da vespa, ao nascer, alimenta-se dos embriões da rival em gestação.

A aliança do homem com a vespa seria bem-vinda. O crescimento das metrópoles tem assanhado as baratas. Já existem 200 delas para cada um de nós em São Paulo, segundo o Instituto Nacional de Pesquisas Biológicas. Afinal, com as cidades, aumenta também a produção de lixo, seu habitat por excelência. E, quando se trata delas, nenhum exemplar é desprezível. Uma barata deixa, em média, 750 filhotes em sua vida, produzidos em apenas um ano.

O milagre da multiplicação é especialmente visível nos meses mais quentes. À noite, a inversão térmica faz a temperatura aumentar nas tubulações e diminuir na superfície. Em busca de um tempo mais fresco, as baratas saem dos esgotos e se exibem nas casas alheias.

O calor ressalta uma adaptação sofrida por aquelas que adotaram a cidade como lar: os hábitos noturnos. As 99% que permaneceram no campo preferem circular durante o dia.

- Aquelas que vieram para a cidade trocaram a hora de circular para não se depararem com o homem - explica Suzete Bressan, consultora técnica do projeto e professora do Instituto de Biofísica Carlos Chagas Filho. - Nada assusta mais uma barata do que ser surpreendida enquanto passeia pela madrugada.

Por isso, não precisa gritar: se flagrada por aí, a barata foge. Se capturada, ela aciona seus mecanismos de defesa. Entre seus recursos está a mordida (caso do inseto urbano), estridular (a emissão de um som agudo, comum entre as espécies silvestres) e o uso dos espinhos de suas patas, também visto apenas em algumas delas. Nem os inseticidas são muito eficientes, porque, quando usados em excesso, podem contribuir para a proliferação de um grupo mais resistente ao veneno.

O que não se discute é a capacidade de sobrevivência desse inseto. Não à toa há fósseis do animal de 300 milhões de anos - são, portanto, anteriores aos dinossauros. Em toda a sua trajetória, o inseto sofreu pouquíssimas adaptações em sua anatomia. O desenho das asas, por exemplo, é praticamente o mesmo.

O futuro também não reserva ameaças à barata. Nem um ataque nuclear seria capaz de detê-las.

- Por viverem escondidas em galerias, elas ficam mais protegidas dos efeitos de uma explosão nuclear do que o homem - opina Rozemberg. - Outra demonstração de resistência é o fato de que as baratas têm um sistema nervoso descentralizado, o que permite até que seu corpo resista algum tempo após a cabeça ser arrancada.

Quem quiser decepar a barata terá de suar: as pernas do tipo cursoriais, próprias para correr, tornam-na um dos mais rápidos insetos terrestres. O instinto de defesa abrange até a criação dos filhotes - os ovos, como foi mencionado, ficam dentro de uma cápsula de cálcio, que, embora seja penetrada pela vespa, é suficiente para protegê-la de uma série de outras espécies.

Desprezada pelo homem, a barata apetece ao paladar de aranhas, lacraias, sapos, escorpiões e pássaros. Tem, portanto, um papel inegável na cadeia alimentar.

Mais amplo é o cardápio das próprias baratas. A impressão é de que qualquer objeto pode lhes servir de alimento. As espécies silvestres preferem raízes de plantas e fungos; as urbanas, plástico, isopor, madeira, materiais de fossas. Eventualmente podem apelar para o canibalismo, quando a dieta tradicional é escassa ou sua colônia é invadida. A contaminação de alimentos com uma secreção, aliás, é uma das formas de a espécie marcar território.

A demarcação de seu espaço, a dieta e os locais por onde transita mostram por que a barata não é um modelo de higiene. Seu habitat conta com inúmeros micro-organismos patogênicos, transmissores de doenças que vão da gastroenterite ao herpes. Ainda assim, menos de 40 das 4 mil espécies conhecidas podem ser consideradas pragas urbanas.

Para quem quer estudar essa variedade, o Brasil é um palco privilegiado. Mil espécies são vistas por aqui - entre elas a Blaberus giganteus, nativa da Amazônia, que atinge 10 centímetros de comprimento. Mais comum é se deparar com a Blattella germanica, protagonista de uma disputa diplomática. Os franceses dizem que a espécie é alemã; estes, por sua vez, asseguram que o inseto foi descoberto na França. Por aqui, ela é conhecida tanto como francesinha como por baratinha-alemã.

Curiosidades como esta serão abordadas nos novos vídeos do projeto, que conta com financiamento da Fundação de Amparo à Pesquisa do Rio (Faperj). O material será apresentado em visitas a escolas e no Espaço Ciência Viva, um galpão na Praça Saens Peña, na Tijuca.

- Procuramos desmistificá-la, mostrá-la como um inseto que faz parte da cadeia ecológica, que tem papel inestimável por decompor matéria orgânica - ressalta Eizemberg. - É possível mudar a percepção das pessoas.

E se alguém encontrá-la em casa?

- Aí é melhor pegar o chinelo.